Inchiesta: Apple ripara i suoi dispositivi con pezzi usati

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Altro scandalo in casa Apple, dopo i vari problemi dovuti ai loro prodotti con l’antenna gate, bendgate e chi più ne ha più ne metta ecco che Apple potrebbe finire nell’occhio della bufera per via dei prodotti ricondizionati. Infatti a quando confermato al sito Repubblica, Apple venderebbe i prodotti ricondizionati usando come pezzi di ricambio pezzi già usati.

Il bello è che è la stessa azienda a confermarlo al noto quotidiano Italiano, o almeno secondo un “infiltrato”,  che Sabato 27 si è recato per far riparare il suo iPhone 5 che presentava i classici problemi della batteria ed avvicinatosi ai ragazzi del Genius Bar viene servito ad un razzo munito del suo iPad. Dopo le prime verifiche il commesso appura il problema e lo porta nel retro dell’Apple Store restituendolo al legittimo proprietario dopo 40 minuti di attesa, con la batteria sostituita.

Una volta tornato a casa, il ragazzo riceve la mail dell’Apple Store che lo ringrazia di aver scelto l’assistenza Apple ma leggendo la mail il cliente si accorge di aver sottoscritto una strana clausola:

“Accetto che i prodotti in riparazione potrebbero essere sostituiti con prodotti ricondizionati di tipo equivalente e che le riparazioni possono essere effettuate con componenti ricondizionati”.

E dunque Apple stessa afferma che la batteria è usata.

“Richiamando il telefono, perché difettoso, la Apple ha ammesso il danno al consumatore”, spiega Marco Pierani, responsabile relazioni esterne di Altroconsumo. “Però poi non avrebbe dovuto neanche affacciare la possibilità di riparare lo smartphone con una batteria riciclata. In questo modo ha violato sia la normativa italiana (codice del consumo, articolo 130) che quella europea (la 99/44/CE). Siamo nell’ambito cioè della clausola vessatoria, ma anche della pratica commerciale scorretta. Si lede la garanzia e il consumatore è beffato perché la batteria ricondizionata non ha lo stesso valore della nuova, al punto che la legge le attribuisce un solo anno di garanzia, anziché due (art 134 comma 2)”. Interpellata da Repubblica, la Apple risponde con una mail in cui richiama la garanzia del produttore “limitata di un anno”. Una “garanzia in cui sono stabiliti diritti specifici, diversi da quelli contemplati dalla legge per la tutela del consumatore”.

In altri termini, dice la Apple: possiamo mettere parti riciclate, ma “equivalenti” alle nuove “in termini di prestazioni e affidabilità”. “Peccato però che la garanzia del produttore sia cosa diversa e distinta da quella biennale di conformità prevista dalla legge, per la quale risponde il venditore”, spiega ancora Pierani. “Una confusione, tra garanzia commerciale e legale, che la Apple torna a ingenerare nel consumatore a due anni dalla sanzione dell’Antitrust anche su questo punto”. E la legge dice prodotti nuovi nelle riparazioni in garanzia.