Il WiFi in Italia è finalmente libero. Ma come funziona davvero?

Forte non tutti avete seguito la notizia, ma durante l’estate si è tornato a parlare del WiFi libero in Italia. Finalmente, dopo una lunga e dura battaglia, siamo arrivati ad una svolta epocale in questa importante questione: anche in Italia, come in tanti altri Paesi Europei e Mondiali, il WiFi può finalmente essere offerto in modo completamente libero agli utenti. Questo significa che tutti i gestori di un’attività (ristorante, bar, hotel o qualsiasi altra attività) possono finalmente offrire il WiFi libero e gratuito ai propri clienti, senza essere costretti a registrarli, tracciarli e identificarli ogni volta.

Purtroppo, però, come spesso accade in Italia, una notizia come questa è passata quasi in secondo piano e, soprattutto, nessuno ha pensato di fare chiarezza in merito. In questo articolo, dunque, vorremmo provare a fare chiarezza sulla questione del WiFi libero in Italia, per capire meglio come funziona il tutto, quali siano i diritti degli utenti e gli obblighi per chi invece fornisce il servizio di WiFi gratuito all’interno del proprio locale o della propria struttura ricettiva.

WiFi finalmente libero in Italia, niente più registrazioni obbligatorie

Come abbiamo detto, con l’entrata in vigore del “Decreto del Fare”, è finalmente stato liberalizzato il WiFi anche in Italia. Ecco cosa recita l’articolo 10 del decreto legge n. 69/2013:

“L’offerta di accesso alla Rete Internet al pubblico tramite tecnologia WiFi (quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio) non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori”.

In concreto, dunque, questo significa che tutte le attività come hotel, bar, ristoranti o negozi che offrono il WiFi come servizio accessorio ai propri clienti, possono ora farlo senza dover necessariamente registrare e identificare gli utilizzatori della rete.

WiFi Libero in Italia: cosa cambia in concreto?

Da oggi è possibile installare un hotspot (o un router WiFi), collegarlo alla propria rete e offrire un servizio di connessione ai clienti, tutto questo senza l’obbligo di tenere traccia degli utenti, dei loro dati e delle loro connessioni, e, soprattutto, senza dover chiedere autorizzazioni specifiche. Il decreto, quindi, libera gli esercenti da obblighi e costi aggiuntivi, ma resta comunque possibile, a scelta del titolare della linea Internet, l’introduzione di password o altri sistemi di identificazione dell’utente. Ad esempio, quando andate al McDonald, potete navigare gratis con il WiFi offerto dall’azienda, ma prima vi dovete registrare gratuitamente. In questo caso è l’azienda che richiede la registrazione per accertare che siete effettivamente clienti e per raccogliere i vostri dati a fini statistici e di marketing.

Per quanto riguarda eventuali responsabilità degli esercenti, è comunque consigliabile tenere traccia degli accessi alla propria rete WiFi?

Si, è comunque consigliabile, ma non più indispensabile.

Cosa può succedere se la propria rete WiFi viene usata per commettere reati?

Nel nostro Paese normativa e giurisprudenza non sono ancora ben definite, ma in altri Paesi come la Germania, ad esempio, con una sentenza del 2010 un esercente è stato ritenuto corresponsabile per non aver utilizzato adeguati sistemi di protezione e blocco dello scaricamento di file tramite reti P2P che violavano il copyright. Vedremo come evolverà la questione in Italia.

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