Equo compenso SIAE: gli aumenti aggiornati per i vari dispositivi. Equo compenso: ecco tutti i rincari su tv, smartphone, hard disk

Da pochi centesimi fino a 32 euro per computer e dischi fissi. Le tabelle decise da un decreto del Ministero dei Beni culturali che lunedì saranno pubblicate sulla Gazzetta ufficiale

Equo compenso: ecco tutti i rincari su tv, smartphone, hard disk

Poche settimane fa vi abbiamo riportato, purtroppo, la notizia riguardante il nuovo Equo Compenso SIAE, un’ulteriore tassa che dovremo pagare su quasi tutti i nostri dispositivi elettronici. Ecco tutti i nostri articoli dedicati:

Nelle notizie che vi abbiamo riportato tempo fa vi abbiamo anticipato che presto avremmo dovuto pagare di più praticamente qualsiasi dispositivo elettronico dotato di memoria interna, ma non eravamo riusciti a quantificarvi precisamente l’aumento che avrebbe subito ogni singolo dispositivo.

Oggi, invece, siamo in grado di dirvi quanto esattamente andremo a pagare in più quando andremo ad acquistare i nostri gadget hi-tech a causa dell’aumento dell‘Equo Compenso SIAE. 

L’adeguamento, che giunge dopo mesi di polemiche, è finalmente (e purtroppo) disponibile nella sua interezza e quindi oggi vi possiamo proporre in modo preciso e dettagliato gli aumenti che subiranno tutti i dispositivi elettronici dotati di memoria interna o comunque in grado di archiviare file multimediali.

Continuo a pensare che tutto questo sia assurdo e ingiusto, ma ormai penso che in Italia di cose giuste e a favore dei cittadini e contribuenti non ne esistano. Siamo uno Stato destinato al fallimento (presto ci arriveremo) e finchè gli unici interessi delle masse sono le partite dell’Italia e i gossip di Studio Aperto le cose non cambieranno.

Ad ogni modo, ecco quanto dovremo pagare in più per comprare i nostri gadget hi-tech a causa dell’aumento dell’Equo Compenso SIAE. 

Smartphone e Tablet

Si parte da un minimo di 3€, per i modelli fino a 8GB di memoria integrata, per poi crescere a 4€, dagli 8 ai 16GB, e a 4,80€, per i modelli fino a 32GB. La quota massima è di 5,20€, oltre i 32GB. La tariffa precedente era fissa a 0,90€, quindi l’aumento è decisamente consistente.

TV

Fino ad oggi esenti da prelievo, anche i televisori entrano a far parte dei prodotti soggetti all’equo compenso, purché provvisti di capacità di registrare i programmi TV. La tariffa, fissa, è di 4€. In questo caso, si paga sia per la TV, sia per la memoria da utilizzare per la registrazione.

Computer

Viene rivista la duplice tariffa precedentemente in vigore: dai 2,40€ (se presente un masterizzatore) o 1,90€ (senza masterizzatore), si passa agli attuali 5,20€.

Cellulari (non smartphone)

Uno dei pochi casi in cui la tariffa scende, dai precedenti 0,90€ a 0,50€. Ma del resto si tratta di un mercato sempre più asfittico e marginale.

Hard disk

Una delle categorie di prodotti più tartassate. Se in precedenza il compenso riguardava solo i modelli esterni, da ora in poi verrà applicata a qualunque prodotto, con importi importanti. Si parla di 0,01€ per gigabyte, con un massimo di 20€. Tutto questo si traduce, ad esempio, in un aggravio di ben 20€ per i modelli più capienti, corrispondente ad una considerevole fetta del costo dell’intero prodotto.

Schede di memoria

Dai precedenti 0,05€ per gigabyte, fino a 5GB, con aumenti di 0,03€ per capacità superiori, si passa ora a 0,09€ per i tagli fino ad 1GB, con aumenti di 0,09€ per ogni gigabyte aggiuntivo. Il tetto massimo è fissato a 5€.

Pendrive USB

Quasi immutate, rispetto alle tariffe precedenti. Si parte da 0,10€ fino a 1GB, per aumentare di altrettanto per ogni gigabyte aggiuntivo, per un massimo di 9€.

Supporti ottici

Come per i cellulari, si tratta di dispositivi in progressivo abbandono, e quindi le tariffe restano basse. Curiosa la presenza di categorie ormai desuete, come audiocassette e VHS. Per le VHS l’esborso è di 0,10€ per ogni ora disponibile su VHS, per le audiocassette è di 0,23€ per ogni ora, mentre per DVD e Blu-ray vergini è di 0,41€, rispettivamente ogni 4,7GB e ogni 25GB, con aumenti di 0,20€ per altri 4,7GB o 25GB (in pratica un DVD paga quanto un Blu-ray).

Masterizzatori e registratori audio/video

La tariffa è sempre pari al 5% del prezzo di listino.

Lettori portatili audio

Immutate, rispetto al passato (ma del resto è anche questa una categoria in declino): si va da 0,64€ a 12,88€, per i modelli con oltre 20GB di memoria.

Lettori portatili video

Stesso approccio applicato ai lettori audio: le tariffe non sono cambiate, e vanno dai 3,22€ ai 32,20€, per modelli oltre i 400GB di memoria.

Hard disk multimediali

Anche in questo caso le tariffe sono uguali alle precedenti: dai 4,51€ ai 14,81€, per modelli oltre i 400GB.

TV, Decoder o registratori con hard disk o memoria integrata

Nessuna variazione: si pare da 6,44€, fino ad arrivare ai 32,20€, oltre i 400GB.

Tutte le altre categorie di prodotti con hard disk o memoria integrata

Anche qui nessuna variazione: da 0,54€ fino a 16,10€, sempre oltre i 400GB.

Oltre a tutto questo, vorrei segnalare una cosa. Il Governo aveva detto che gli aumenti sarebbero stati assorbiti interamente dai produttori di dispositivi elettronici, senza impatto sul consumatore finale. A quanto pare, però, le cose non andranno proprio così.

Copia Privata, l’Antitrust smentisce ministro e Siae. Pagano i consumatori

“Non saranno i consumatori a pagare” gli oltre 150 milioni di euro all’anno che il nuovo decreto firmato lo scorso 20 giugno dal Ministro Franceschini ma, misteriosamente, non ancora pubblicato sul sito del Ministero dei Beni e delle Attività culturali dispone siano versati da chi distribuisce, nel nostro Paese, smartphone, tablet, Pc, chiavette Usb ed una miriade di altri analoghi dispositivi e supporti di registrazione.

E’ questa la linea di difesa con la quale il Ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini ed i vertici della Siae – dal Presidente, Gino Paoli al Direttore Generale, Gaetano Blandini – utilizzano, ormai da mesi, per scongiurare il rischio che milioni di cittadini italiani vivano gli aumenti tariffari che la Siae ha chiesto ed il ministro ha prontamente disposto, come un ingiustificato ed inaccettabile prelievo forzoso dalle loro tasche.

E’, però, una straordinaria e, ad un tempo, puerile balla istituzionale.

E’, infatti, la stessa disciplina europea a stabilire che l’equo compenso debbano pagarlo i consumatori sul presupposto che utilizzino taluni supporti e dispositivi per fare una “copia privata” di opere musicali o cinematografiche regolarmente acquistate ed ad ammettere che le regole nazionali possano prevedere un obbligo di versamento del compenso da parte dei produttori e distributori che sono, evidentemente, di meno e più facilmente identificabili.

Pacifico per tutti – salvo per chi voglia negare, ad arte, questa elementare verità – che produttori e distributori possono e, anzi, devono, in una logica di business, ribaltare poi tali compensi sui consumatori finali, inglobandoli nel prezzo di vendita.

E’ una conclusione tanto elementare che, dal primo aprile, in Francia – Paese al quale, all’unisono, il ministro Franceschini e la Siae hanno detto di aver guardato nel disporre gli aumenti tariffari che stanno per abbattersi sugli italiani – è obbligatorio, per legge, esporre la misura del prezzo di ogni supporto e dispositivo imputabile a equo compenso da copia privata.

Ma, ieri, le posizioni ufficiali del ministro Franceschini e della Siae sono state definitivamente smentite e sconfessate addirittura dall’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato che nell’indirizzare al Parlamento ed al Governo la sua consueta segnalazione ai fini della predisposizione della Legge annuale per il mercato e la concorrenza [pag. 16] ha avvertito l’esigenza di riservare un capitolo proprio alla questione della “copia privata”, raccomandando, di modificare, senza ritardo, la legge sul diritto d’autore, per prevedere espressamente che “l’ammontare dell’equo compenso sia specificato nel prezzo corrisposto dai consumatori per acquisti di apparecchi di registrazione e di supporti vergini”.

Curioso, se fosse ver che l’equo compenso devono pagarlo i produttori e distributori di tecnologia, che l’Antitrust si sia presa la briga di raccomandare a Parlamento e governo di obbligare chi vende tecnologia ad informare i consumatori delle tariffe sulla copia privata.

A questo punto non resta che augurarsi che i distributori di tecnologia anticipino il Parlamento ed il governo ed inizino subito ad esporre, accanto a tutti i prezzi di dispositivi e supporti gravati da copia privata, indicazioni ben visibili che diano atto del fatto che quando compriamo uno smartphone o un tablet 4/5 euro in più sono dovuti a titolo di equo compenso secondo le nuove tariffe stabilite dal ministro Franceschini su proposta della Siae.

Così, almeno, gli italiani inizieranno a farsi un’idea di chi è la responsabilità di certe scelte irrazionali ed anti-innovative.

E intanto dalla Siae se la prendono con i grandi produttori di hardware.

“L’Italia ha i prezzi di smartphone e tablet più alti d’Europa, è uno dei mercati più redditizi al mondo e in altri Paesi è più alta che da noi (in Francia su uno smartphone arriva fino a 16 euro, in Germania fino a 36 euro). Malgrado questo, le multinazionali hanno deciso di scaricare sul consumatore il compenso che devono ai creativi e non vogliono rinunciare a un solo centesimo dei loro già straordinari fatturati (dichiarati all’estero e quindi spesso non tassati in Italia)”. In questo modo la stessa Siae (indirettamente smentendo il ministro) riconosce che il rincaro peserà sulle tasche dei consumatori.

Insomma, alla Siae danno la colpa alle multinazionali. La tipica strategia che da sempre contraddistingue gli italiani: scaricare il barile su qualcun altro.

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