Nuovo appuntamento con l’evento del giorno per i lettori di YLU.

Ogni giorno un nuovo appuntamento con i nostri lettori. Si chiama Evento del giorno e servirà a ricordare qualcosa accaduto nel giorno in cui ci troviamo negli anni passati. Buona lettura 🙂

Evento del giorno: nel 1974 accadde…Italia: il magistrato Mario Sossi viene rapito dalle Brigate Rosse

Mario Sossi (Imperia, 6 febbraio 1932) è un ex magistrato italiano, Pubblico Ministero nel processo al Gruppo XXII Ottobre, fu sequestrato dalle Brigate Rosse a Genova il 18 aprile 1974 e rilasciato a Milano il 23 maggio 1974.

Sposato, con due figlie. Nato ad Imperia nel 1932, Sossi viene chiamato alle armi nel 1953 e fino al 1954 prestò servizio nel corpo militare degli alpini a cui resterà sempre legatissimo. Durante l’università militò nel FUAN, un’associazione studentesca missina.

Laureatosi in giurisprudenza, Sossi entrò in magistratura nel 1957 e aderì all’UMI, l’associazione dei magistrati politicamente più a destra, da cui comunque si dissocerà in seguito per il mancato sostegno in suo favore dell’associazione durante il sequestro. Fu Sostituto procuratore della Procura della Repubblica del tribunale di Genova. Divenne noto all’opinione pubblica per l’inchiesta sugli scioperi negli ospedali psichiatrici di Quarto e Cogoleto, per l’arresto di alcuni edicolanti che avevano esposto al pubblico riviste pornografiche e infine per l’arresto dell’avvocato Giambattista Lazagna sospettato di aver rubato armi ed esplosivi; quest’ultimo verrà prosciolto in istruttoria. Nel 1973 fu Pubblico ministero nel processo che portò alla condanna dei membri del Gruppo XXII Ottobre. Al momento del rapimento ad opera delle Brigate Rosse sosteneva l’accusa contro gruppi terroristici.

Un gruppo di venti terroristi, con sette auto ed un furgoncino lo sequestrò la sera del 18 aprile 1974 al suo rientro a casa in Via Forte San Giuliano a Genova, appena sceso dall’autobus della linea 42. Il sequestro fu denominato dai brigatisti come Operazione Girasole.

Sossi fu colpito e caricato su un’Autobianchi A112 guidata da Alberto Franceschini, seguito da Mara Cagol su una Fiat 128. Superato un posto di blocco, per un equivoco, Franceschini sparò una raffica di mitra contro l’auto guidata da Mara Cagol, che rimase illesa.[1] Nell’intervista rilasciata a Giovanni Minoli per il programma “La storia siamo noi”, Sossi ha dichiarato che a seguito della sparatoria, l’auto su cui si trovava, incatenato dentro ad un sacco, andò a sbattere contro un albero. Fu in quell’occasione che si procurò l’ecchimosi che è evidente nelle prime foto diffuse dalle BR.

Sossi fu sottoposto ad interrogatorio da Alberto Franceschini, coadiuvato da Pietro Bertolazzi. La direzione strategica delle Brigate Rosse si riunì e vi furono divergenze. A quel punto il rapimento fu gestito da Alberto Franceschini, Mara Cagol e Piero Bertolazzi, Sossi fu sottoposto ad un processo, al termine del quale i brigatisti decisero di ucciderlo (“Sossi, fascista, sei il primo della lista!”). Le Brigate Rosse chiesero per la sua liberazione come contropartita la liberazione di otto terroristi del Gruppo XXII Ottobre e il loro trasporto in un paese amico, ma i paesi considerati potenziali benevoli ospitanti declinarono tutti l’asilo politico, prima Cuba, poi Algeria e Corea del Nord.

La Corte d’assise d’appello di Genova il 20 maggio 1974 diede parere favorevole alla libertà provvisoria e Sossi venne liberato a Milano il 22 maggio 1974. Subito dopo la sua liberazione non cercò di avvisare nessuno, tornò solitario a Genova in treno e infine si presentò alla Guardia di Finanza della sua città. Il Procuratore generale presso la Corte d’appello di Genova Francesco Coco però si rifiutò di controfirmare l’ordinanza di scarcerazione degli 8 terroristi, e presentò ricorso in Cassazione.

Il rapimento di Mario Sossi costituì uno dei primi salti di qualità nell’azione di lotta delle Brigate Rosse, mostrando all’opinione pubblica italiana che ormai erano in grado di compiere azioni ben più complesse, rispetto a quelle mordi e fuggi in cui erano ormai note, come quella di rapire un magistrato, tenerlo impunemente in loro prigionia per più di un mese e negoziarne la liberazione con lo Stato italiano. Alcuni mesi dopo Franceschini fu arrestato dai Carabinieri insieme Renato Curcio, mentre Mara Cagol fu uccisa in uno scontro a fuoco un anno dopo.

Due anni dopo il procuratore Francesco Coco verrà assassinato a Genova l’8 giugno 1976, insieme a due uomini della scorta, dalle BR, come “rappresaglia”. Fu il primo magistrato ucciso dal terrorismo rosso.