Nuovo appuntamento con l’evento del giorno per i lettori di YLU.

Ogni giorno un nuovo appuntamento con i nostri lettori. Si chiama Evento del giorno e servirà a ricordare qualcosa accaduto nel giorno in cui ci troviamo negli anni passati. Buona lettura 🙂

Evento del giorno: nel 1982 accadde…Massacro di Sabra e Shatila

Il massacro di Sabra e Shatila (in in arabo: مذبحة صبرا وشاتيلا, madhbaḥa Ṣabrā wa-Shātīlā) fu l’eccidio, compiuto dalle Falangi libanesi e da elementi ad essa legati, di un numero di civili compreso fra 762 e 3.500, prevalentemente palestinesi e sciitilibanesi. La strage avvenne fra le 6 del mattino del 16 e le 8 del mattino del 18 settembre 1982 nel quartiere di Sabra e nel campo profughi di Shatila, entrambi posti alla periferia ovest di Beirut.

Il primo giorno di settembre, l’evacuazione dell’OLP dal Libano fu dichiarata terminata. Due giorni dopo, le armate israeliane avanzarono e circondarono i campi-profughi palestinesi, venendo meno al patto siglato con gli eserciti cosiddetti “supervisori”, che però non fecero nulla per fermarle. Caspar Weinberger, segretario alla difesa americana, ordinò ai marinesdi abbandonare Beirut il 3 settembre.

Esattamente lo stesso giorno le milizie cristiano-falangiste, alleate degli israeliani, presero posizione nel quartiere di Bir Hassan, ai margini dei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila. La partenza degli statunitensi comportò automaticamente quella dei francesi e degli italiani. Il 10 settembre, gli ultimi soldati partirono da Beirut, 11 giorni prima di quanto sarebbe dovuto accadere. Il giorno dopo, l’allora Ministro della Difesa Ariel Sharon contestò la presenza di 2000 guerriglieri dell’OLP rimasti in territorio libanese; i palestinesi negarono il fatto.

Il premier israeliano Menachem Begin invitò il neo-presidente Gemayel a Nahariya per fargli firmare un trattato di pace con Israele, anche se alcune fonti sostengono che Begin chiese a Gemayel di permettere la presenza delle truppe israeliane nel sud Libano, con a capo Sa’d Haddad, ex capo dell’Esercito del Sud-Libano; a Gemayel fu anche chiesto di dare la caccia ai 2000 guerriglieri palestinesi la cui presenza era stata denunciata da Sharon. Gemayel, anche a causa dei crescenti rapporti di alleanza con la Siria, rifiutò e non firmò il trattato.

Il 14 settembre 1982, Gemayel fu ucciso in un attentato organizzato dai servizi segreti siriani con l’aiuto dei palestinesi. Il giorno seguente le truppe israeliane invasero Beirut Ovest. Con quest’azione, Israele ruppe l’accordo con gli USA che prevedeva il divieto di entrare in Beirut Ovest, gli accordi di pace con le forze musulmane intervenute a Beirut e quelli con la Siria. Nei giorni successivi il premier Begin definì l’azione come una contromisura per “proteggere i rifugiati palestinesi da eventuali ritorsioni da parte dei gruppi cristiani”, mentre pochi giorni dopo Sharon affermò al parlamento che “l’attacco aveva lo scopo di distruggere l’infrastruttura stabilita in Libano dai terroristi”.

In cerca di vendetta per l’assassinio di Gemayel e coordinandosi con le forze israeliane dislocate a Beirut ovest, le milizie cristiano-falangiste di Elie Hobeika alle 18:00 circa del 16 settembre 1982, entrano nei campi profughi di Sabra e Shatila. Il giorno prima, l’esercito israeliano aveva chiuso ermeticamente i campi profughi e messo posti di osservazione sui tetti degli edifici vicini. Le milizie cristiane lasciarono i campi profughi solo il 18 settembre. Il numero esatto dei morti non è ancora chiaro. Il procuratore capo dell’esercito libanese in un’indagine condotta sul massacro, parlò di 460 morti, la stima dei servizi segreti israeliani parlava invece di circa 700-800 morti.