Nuovo appuntamento con l’evento del giorno per i lettori di YLU.

Ogni giorno un nuovo appuntamento con i nostri lettori. Si chiama Evento del giorno e servirà a ricordare qualcosa accaduto nel giorno in cui ci troviamo negli anni passati. Buona lettura 🙂

Evento del giorno: nel 1989 accadde…Muore il grande pianista Vladimir Horowitz

Vladimir Samojlovič Horovic o Horowitz (Kiev, 1º ottobre 1903 – New York, 5 novembre 1989) è stato un pianista e compositore russo di origine ucraina.

Il repertorio solistico di Horowitz era ampio ma assai frammentario: a differenza dei pianisti di oggi, egli non amava e non considerava particolarmente importante suonare “le integrali” e preferiva estrapolare dalle raccolte i brani che più gli interessavano. Esso era basato sulla triade dei grandi compositori romantici (Chopin, Liszt e Schumann), autori dei quali è riconosciuto fra i più grandi interpreti. Tuttavia, nel suo repertorio trovavano spazio musicisti di ogni epoca, dal Barocco (Domenico Scarlatti) alla Prima scuola di Vienna (Mozart, Schubert, Beethoven) sino ai tardoromantici, simbolisti e moderni russi (Rachmaninov, Scriabin, Prokofiev). Horowitz ha il merito di aver fatto conoscere al vasto pubblico le opere di compositori poco conosciuti o sottovalutati, come Skrjabin, Muzio Clementi, Kabalevskij, Samuel Barber e altri ancora, nonché di aver eseguito opere importanti ma alla sua epoca di raro ascolto, come gli Studi di Debussy e le Sonate di Prokofiev. Contrariamente a quello solistico, il repertorio per pianoforte e orchestra era alquanto limitato; rarissimo nel lascito discografico del pianista, in quanto praticato quasi solo nei primi anni di carriera, il repertorio cameristico.

Horowitz è ritenuto da tutti critici uno dei più grandi virtuosi del pianoforte che siano mai esistiti. La sua tecnica era e rimane inimitabile, in quanto frutto di un controllo assoluto e di un rapporto organico con lo strumento, non solo per la capacità di esprimere una stupefacente combinazione di potenza, leggerezza e agilità, ma soprattutto per la caleidoscopica varietà timbrica di cui egli era capace persino nei passi più rischiosi. Alcune raffinatezze tecniche in ambito pianistico come le ottave ripetute, i trilli col quarto e quinto dito e i tremoli hanno trovato in Horowitz una delle massime espressioni. L’utilizzo del pedale di risonanza poteva essere di volta in volta molto abbondante oppure ridottissimo, in modo da mettere in luce la perfezione dell’articolazione e le minime sfumature dinamiche, di fraseggio e di tocco. Tale apparato tecnico veniva talvolta utilizzato da Horowitz per dare vita ad esecuzioni frenetiche, dionisiache, caratterizzate da una direzionalità ritmica implacabile e dal più totale, elettrizzante sprezzo del pericolo. Tuttavia, era raro che l’esibizionismo più frivolo finisse col prevalere: alla tecnica si accompagnava un raro istinto musicale, che permetteva al pianista di cogliere e mettere in luce il lato emotivo delle composizioni affrontate con indiscutibile potenza espressiva. Horowitz credeva fermamente nell’unicità dell’atto creativo, e questo lo spingeva ad offrire sempre nuove interpretazioni delle pagine pianistiche favorite, dalle quali emergevano sempre nuovi particolari. Nella seconda metà degli anni ottanta il modo di suonare di Horowitz cambiò notevolmente. Non essendo più capace, se non per brevi tratti, del travolgente virtuosismo giovanile, il pianista maturò uno stile rilassato, in cui l’urgenza drammatica lasciava posto a sonorità crepuscolari e atmosfere sognanti. In questo periodo, Horowitz suonò e registrò diverse composizioni di Mozart, che riteneva il più grande di tutti i compositori. Non sempre lo stile di Horowitz ha incontrato il favore della critica. Specialmente negli anni quaranta, una parte di essa, capitanata da Virgil Thomson, si schierò apertamente contro di lui, accusandolo di essere nevrotico, di esagerare e di deformare la musica suonata. Altri critici, come Harold Schonberg, Neville Cardus e Karl Schumann, presero invece posizione a suo favore. Uno dei motivi per cui Horowitz veniva contestato era la sua abitudine di intervenire spesso sul testo: a volte si trattava di cambiamenti minimi, ma altre volte gli interventi erano vere e proprie opere di riscrittura, sino a giungere (come nel caso dei Quadri da un’esposizione di Musorgskij) alla creazione di pagine di cui Horowitz diventava a tutti gli effetti il co-autore. Il problema della fedeltà allo spartito e dell’intangibilità dello stesso è tutt’oggi molto dibattuto, e fra i musicologi si riscontrano opinioni contrastanti.