Nessun nuovo obbligo, nessuna modifica sostanziale al sistema: nonostante la scarsa informazione e i messaggi poco chiari lanciati nelle scorse settimane, il 31 marzo 2017 non è stata la data in cui è partita la fatturazione elettronica B2b, ovvero tra le imprese, ma solo la giornata di scadenza dell’opzione per i benefici fiscali ad essa legati. Vediamo insieme cosa significa e come sta cambiando questo sistema.

Facciamo chiarezza

E allora, cos’è successo il 31 marzo scorso? In parole molto semplici, è scaduto il termine per l’esercizio dell’opzione per la fatturazione elettronica, la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate delle fatture emesse e ricevute, nonché delle relative variazioni da parte dei soggetti passivi IVA, come imprese, artigiani, commercianti e professionisti. Tra i benefici previsti per chi si è mosso in tempo c’erano dall’obbligo di trasmissione dello spesometro o, ancora, la riduzione dei termini di accertamento in materia di imposte dirette e IVA.

Chi ha esercitato l’opzione?

Ma quanti sono i soggetti che hanno effettivamente risposto all’Agenzia delle Entrate? Una quota piuttosto bassa, secondo quanto raccontato da Agenda Digitale, visto che al 1 aprile sono risultati “attivi” solo 6 mila contribuenti che hanno esercitato l’opzione, mentre il numero di imprese e professionisti che emettono fattura digitale in Italia sono quasi un milione.

Le cause del piccolo flop

La scarsa adesione al regime nazionale sono ovviamente molteplici, e tra queste non va dimenticata la probabile difficoltà di approccio da parte degli operatori a un sistema di portata innovativa né il fatto che, secondo gli esperti, i benefici fiscali sono risultati incomprensibili alla maggior parte degli interessati. Eppure, come detto, i dati sull’utilizzo della fatturazione elettronica in Italia sono buoni, visto che si segnalano un milione di partite IVA, fornitori di enti e amministrazioni pubblici che hanno resi digitali i propri processi di fatturazione. Un altro ambito importante è rappresentato dalle piattaforme sviluppate dalle società specializzate, come Danea Easyfatt, software di fatturazione semplice ed economico che è uno dei più diffusi a livello nazionale.

Ma il digitale avanza

Di certo non ha rappresentato un incentivo l’evoluzione del quadro normativo, che dal 2015 ha conosciuto differenti e successive modifiche al sistema che regola la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute; uno degli interventi ad esempio ha portato all’estensione del cosiddetto Sistema di interscambio anche ai privati, attraverso sistemi online che sono stati ampiamente sfruttati dai contribuenti (si calcolano almeno 47 mila persone che hanno utilizzato la piattaforma, con 125 mila fatture elettroniche generate in meno di un anno).

Un passaggio rimandato

Tuttavia, bisogna rimarcare come entro il 2017 tutti gli operatori economici, sia imprese che professionisti, dovranno obbligatoriamente predisporre un flusso di dati da inviare direttamente al fisco con un formato digitale (per la precisione, XML), che anticipa la vera rivoluzione, ovvero lo scambio tra privati di fattura elettronica.

Per una volta, Italia capofila dell’innovazione

Insomma, non sembrano esserci grosse preoccupazioni sulla strada imboccata dal nostro Paese in questo ambito, e anzi per una volta l’Italia può addirittura anticipare gli altri Stati nel raggiungere gli obiettivi fissati dalla Agenda digitale dalla Commissione Europea, ovvero di rendere entro il 2020 la fatturazione elettronica il processo di fatturazione maggiormente utilizzato dalle imprese e dai professionisti. Già ora, infatti, siamo in testa alla “classifica europea”, e altri Paesi come Francia e Spagna hanno “copiato” o preso spunto dalle norme italiane per rendere obbligatoria la fatturazione elettronica verso la PA.