GlassUp: E se i migliori occhiali dalla realtà aumentata fossero stati Italiani?

Il titolo dell’articolo è un po provocatorio ma continuando a leggere potreste cambiare idea. Forse non avete mai sentito parlare di GlassUp ma solo dei Google Glass.

I Google Glass sono gli occhiali dalla realtà aumentata più famosi del pianeta e se non fosse che 3 Italiani, già al lavoro da 2 anni, quindi ben prima che i Google Glass fossero presentati da Big G e venissero commercilizzati, e che, ancora una volta, ci siamo fatti anticipare sul tempo da qualcun altro, la storia dei famosi occhiali super tecnlogici sarebbe una creazione italiana.

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Anche se l’ingegno e l’inventiva di noi Italiani unita ad un’innata propensione allo stile sforna prodotti davvero eccellenti che però non trovano sbocco in Italia per carenza di finanziamenti dallo stato, e se questi 3 viluppatori Italiani che sono dietro al progetto di GlassUp fossero aiutati staremmo a parlare di altri Glass magari Italiani al 100 %.

Il trio lavora al progetto da due anni  e a detta degli sviluppatori “Puntiamo a vendere 50mila pezzi entro il 2013 e 1,5 milioni entro il 2015”.

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L’alternativa italiana ai Google Glass si chiama GlassUp però il funzionamento è leggermente diverso, infatti i GlassUp non hanno la fotocamera e saranno in gradodi interagire con lo smartphone grazie al Bluetooth (4.0 e 3.1) con i dispositivi che utilizzano iOS e Android.

Gli occhiali italiani, insomma, faranno da monitor per funzioni base degli smartphone, lettura degli sms, delle mail o delle notifiche riguardanti i social network per esempio, e per le app che verranno create appositamente per sfruttare al massimo questo tipo di gadget. Ma le possibilità sono infinite: si avranno informazioni sulle opere dei musei davanti ai propri occhi, compariranno sottotitoli al cinema, gli sportivi potranno accedere a informazioni utili senza variare i loro movimenti e i turisti leggeranno sulle lenti traduzioni simultanee di lingue straniere.

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I GlassUp avranno prezzi a partire da 299 euro e, secondo i suoi sviluppatori, più funzionale: “I Google Glass ti costringono a guardare al lato per visualizzare le informazioni –  dice Giartosio – mentre con i nostri occhiali puoi continuare a guardare davanti a te. E’ una tecnologia che abbiamo brevettato”. In più la startup italiana punta sull’ergonomia:

“Vogliamo offrire un modello che assomigli a degli occhiali normali – aggiunge Giartosio – siamo in contatto con alcune delle marche più famose e le versioni definitive dei nostri prodotti saranno ancora più trendy e variegate”. Tutto questo senza rinunciare alla leggerezza – 50 grammi contro i 30 di un modello tradizionale – e alla tecnologia necessaria per offrire la realtà aumentata.

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Un primo prototipo dei GlassUp è stato presentato lo scorso gennaio al CES di Las Vegas e due mesi dopo, a marzo 2013, al CeBIT di Hannover. E’ stato allora che Google ha intuito la “minaccia”: “Ci hanno chiamato per chiederci di cambiare nome, ma noi siamo convinti di poterlo usare e andiamo avanti così” rivelano i tre italiani, decisi a ritagliarsi una fetta di mercato importante: “Puntiamo a vendere 50mila pezzi entro il 2013 e 1,5 milioni entro il 2015”. Previsioni più che rosee, confortate dalle richieste del prodotto da parte di aziende italiane e straniere: tutte vogliono la distribuzione in esclusiva dei tecnologici occhiali made in Italy.  Gli investitori, a quanto pare, già ci sono. Francesco, Gianluigi e Andrea lo hanno annunciato su Indiegogo, piattaforma simile a Kickstarter per il crowdfunding, dove la raccolta fondi per la produzione dei GlassUp è ancora attiva: dei 150mila dollari richiesti ne sono stati raccolti finora circa 35mila. “Invieremo il prodotto a chi ha già donato anche se non dovessimo raggiungere l’obbiettivo – si legge sulla pagina della loro campagna – Abbiamo degli investitori”. Ci sono i presupposti, insomma, per una storia a lieto fine. E il bello è che, se non fosse stato per il gigante che la startup italiana si appresta a “combattere”, Google, i GlassUp non avrebbero visto probabilmente la luce: “Ci lavoriamo da tempo ma tutti pensavano che fosse un progetto folle – racconta Giartosio – Hanno cambiato idea quando Google ha annunciato i suoi Glass”.