Google Timelapse: ecco come è cambiata la terra negli ultimi 30 anni!

Google Timelapse, come è cambiata la terra negli ultimi 30 anni!

Vi segnalo oggi un nuovo e spettacolare progetto di Google, chiamato Timelapse. In cosa consiste? Scopriamolo insieme. 

Big G, come sapete, da tempo ha lanciato dei satelliti in orbita per mappare tutte le strade del mondo, in modo da offrire un sistema di navigazione satellitare gratuito a tutti i suoi utenti. Insieme alle strade, però, i satelliti di Google hanno ripreso anche i cambiamenti che il nostro pianeta ha subito negli ultimi anni. Se poi uniamo le immagini riprese da Google con quelle di altri satelliti che sono in orbita da tanti anni e condiamo il tutto con le tecnologie di Google, ecco che otteniamo il progetto Timelapse.

Con il progetto Timelapse, Google ha raccolto i cambiamenti che la Terra ha subito negli ultimi 30 anni e li ha mostrati in incredibili video, che lasciano veramente senza parole. 

I video mostrano città che si espandono, ghiacciai e laghi che si prosciugano, tutti i principali cambiamenti che il nostro pianeta ha subito per mano dell’uomo in questi anni. I video, ve lo assicuro, sono sbalorditivi. E’ veramente impossibile non rimanere indifferenti di fronte alla velocità con cui questi cambiamenti hanno luogo.

I video di Google in pratica racchiudono gli ultimi 30 anni di evoluzione del pianeta in pochi secondi, proprio grazie al progetto Timelapse. Non vedrete nessun tramonto, nessun animale che nasce o nessun fiore che sboccia, ma solo città che si espandono a dismisura, laghi che vengono prosciugati e la mano dell’uomo che avanza ovunque, senza limiti e senza controlli. 

Ma vediamo insieme qualche dettaglio aggiuntivo sul progetto Timelapse. 

Nato da una collaborazione tra la rivista Time, la U.S. Geological Survey (USGS), la NASA e Google, il progetto ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto l’azione dell’uomo stia contribuendo a cambiare il mondo.

Timelapse è frutto del lavoro incessante dei satelliti del programma originariamente chiamato “EROS” (Earth Resources Observation Satellites) e più tardi rinominato “Landsat”.  L’idea è nata da Stewart Udall, ex segretario interno dei presidenti Kennedy e Johnson, il quale, già nel lontano 1966, aveva intuito quanto potesse essere utile scattare fotografie della Terra con l’obiettivo di preservarne le bellezze naturali.

Nel 1972 la NASA lanciava il primo di sette satelliti, e da allora sono state scattate milioni di immagini. Nel 2008 il governo degli USA ha sancito che quelle immagini dovevano essere dichiarate di dominio pubblico. La notizia è arrivata fino Mountain View, dove hanno pensato che per chiunque sarebbe stato impossibile goderne, se prima non fossero state riorganizzate e digitalizzate.

Per tramutare il progetto in realtà, Google doveva recuperare tutte le immagini immagazzinate negli archivi dell’USGS e nelle varie sedi del progetto Landsat, che erano sparse per il mondo. Per digitalizzare e ricomporre tutte le immagini e “pulirle”, serviva poi l’immensa potenza di calcolo che solo gli ingegneri di Google hanno a disposizione. Per rendere possibile tutto ciò, “Big G” ha utilizzato migliaia di computer che lavoravano in parallelo, i quali hanno velocizzato un processo che altrimenti avrebbe richiesto anni. Ecco come è stato possibile ricreare questi spettacolari e toccanti filmati della Terra.

Così, dalle immagini di Timelapse è possibile vedere Las Vegas ingrandirsi e Lake Mead asciugarsi sempre più, anno dopo anno. Ancora più stupefacente è Dubai, che all’epoca della prima foto dal satellite era poco più di un agglomerato di case nel deserto, mentre ora dall’alto sembra un immenso luna park.

Particolarmente toccanti sono invece le immagini che ritraggono gli effetti della deforestazione dell’Amazzonia, o gli immensi sfregi causati dell’attività mineraria in Nordamerica.

Insomma, complimenti a Google per aver realizzato questo progetto e a tutti quelli che ne hanno sostenuto lo sviluppo. Senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile.

E’ arrivato forse il momento di fermarci un attimo a pensare a cosa la mano dell’uomo sta causando al nostro pianeta? Serviranno a qualcosa questi video? Dubito, ma continuo a sperare.

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