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Si sa, ogni scarrafone è bell’a mamma soia, ma se questo lo applichiamo al 90% delle nuove idee che cercano di farsi strada nel nostro paese allora non vi stupirete se vi dico che il 9 delle Startup Italiane su 10 hanno come prima fonte di denaro la propria famiglia. Questo è quanto è emerso da uno studio dell’Università di Bologna e ASTER 9 dove hanno analizzato le startup che sono state create nel nostro paese ed hanno analizzato come queste inizino il loro cammino verso una possibile crescita.

Il risultato è stato disarmante con il 90% di queste piccole realtà che sono finanziate da genitori, nonni o zii o parenti stretti. Il dato non è di conforto perchè mette il nostro paese in posizione di sfavore verso gli altri paesi dove in tanti creano startup, poi di successo, utilizzando fondi della propria nazione, ma purtroppo in Italia non è così e bisogna cercare investitori in casa propria.

Dall’analisi è emerso che nell’88,6% dei casi, le risorse provengono dalla propria famiglia, e solo il 3% dalle banche mentre le aziende si fermano al 4% ed un misero 0,4% arriva dalle venture capitalist. Questi sono i risultati mostrati durante la 10.a edizione di R2B Research To Business, il salone della ricerca industriale, con il direttore Bonaretti di ASTER che ha mostrato questi dati allarmanti. Basti pensare che il fatturato delle startup è cresciuto del 35% in 4 anni anche grazie a programmi speciali come l’UE Spinner iniziato nel 2000.

“Analizzando il risultato di fatturato”, ha concluso Bonetti, “si è visto che è più alto tra coloro che dispongono di marchi, che hanno ricevuto un supporto per l´internazionalizzazione e per la formazione in fase di consolidamento, che hanno partecipato a concorsi a premi e hanno ricevuto un finanziamento”.

Anche l’Europa non ci aiuta, poiché l’80% delle startup si è rivolto a Bruxelles per ottenere fondi, ma solo il 5,7% li ha ottenuti. Il 47,1% ha fatto domanda per quelli regionali e il 35,7% li ha ottenuti. Il 67% in ambito locale con il 25,7% che li ha ricevuti.