La Cina costruisce isole artificiali negli arcipelaghi contesi

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La Cina ha iniziato a costruire isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, vicino alle rotte da dove passa la metà del commercio marittimo mondiale e che collegano le economie a rapida crescita dell’Asia-Pacifico, ma anche un’area ricca di gas e petrolio e con risorse ittiche ancora notevoli. Arcipelaghi fatti di scogli ed atolli che sono rivendicati anche da Filippine, Vietnam, Brunei, Taiwan e Malaysia.

Non è uno scherzo, è tutto vero. La Cina ha iniziato la costruzione di un’isola completamente artificiale. Ecco i dettagli.

La Cina ha studiato un sistema decisamente geniale per tentare di vincere le dispute sull’effettivo possesso del Mar della Cina del sud: sta costruendo una vera e propria isola, così da poter reclamare il mare circostante.

La lista di paesi che vogliono mettere le proprie mani su questa zona include, oltre alla Cina, Vietnam, Filippine, Taiwan, Indonesia, Singapore, Malesia, Cambogia e Thailandia, e nessuna di loro è molto felice della mossa cinese, ovviamente.

La Cina aveva già annunciato la costruzione di un’isola artificiale con una pista da atterraggio ed un porto nella barriera corallina Fiery Cross Reef, dove i cinesi hanno già alcune installazioni. La Repubblica popolare cinese non nasconde di voler espandere ulteriormente ka sua presenza nelle Spratly attraverso la realizzazione di isole artificiali, in quello che molti vedono come un passo per dichiarare l’arcipelago conteso zona di identificazione per la difesa aerea e quindi controllare l’area disputata. Secondo quanto scriveva pochi giorni fa il South China Morning Post, il progetto costerebbe 5 miliardi di dollari e necessiterebbe di 10 anni di lavoro. Secondo Jin Canrong, professore di relazioni internazionali dell’università Renmin di Pechino, la dimensione della nuova isola sarebbe di almeno 90 Km2 ed il valore strategico della base militare che ospiterà «Sarà equivalente alla costruzione di una portaerei».

Ma come mai tutti vogliono questo pezzo di mare? Semplice: perchè ci passa un terzo del traffico navale del mondo e perché probabilmente nelle sue profondità ci sono interessanti giacimenti di gas e petrolio.

La zona è anche costellata di isolette disabitate, ed è appunto la proprietà di queste isole che determina chi può accampare diritti anche sul mare. Proprio per qusto motivo la Cina non ha costruito una sola isola, ma almeno tre.

Se la Cina riuscirà nel suo piano, potrà vantare diritti commerciali sulle 200 miglia nautiche che circondano ogni isola, come previsto dalle leggi che regolano il commercio marittimo. La stessa tattica prevede investire pesantemente su Yongxing, un’isoletta vicino al Vietnam sul quale sorgeranno aeroporti, ospedali, banche, scuole e una rete di strade… e forse anche qualche installazione militare.

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