La guerra fredda si combatte su Internet. La Russia oscura LinkedIn

LinkedIn viene bloccato in Russia dopo che Microsoft lo ha acquistato. Ecco la risposta del Cremlino agli USA

Di recente LinkedIn  è stato acquistato da Microsoft per circa 26,2 miliardi di dollari ma il social network dedicato ai professionisti in Russia viene bloccato dopo che  la corte di Mosca ha stabilito che non rispetterebbe le normative locali che regolano il trattamento dei dati personali degli utenti e quindi ha imposto il blocco. Ora nel quartier generale di LinkedIn si studia una risposta per ricorrere in appello.

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Questo è dovuto al fatto che secondo una legge russa approvata nel 2015 sancisce che le piattaforme online che elaborano o immagazzinano informazioni di cittadini russi debbano salvarle su server situati all’interno del paese mentre LinkedIn, ma non solo lei, le salva anche su server situati all’estero il che minerebbe la privacy degli utenti russi.

Se da un lato la norma è corretta perchè i dati dei cittadini Russi debbano risiedere in Russia, dall’altra parte si ha paura che questi possano essere oggetto di controlli dal governo Russo.

Ora è stato il turno di LinkedIn ma presto potrebbe toccare ad atri come Twitter, Facebook che anch’essi salvano i dati all’estero rispetto al paese di reale utilizzo. Dunque la momento circa 5 milioni gli utenti russi iscritti a LinkedIn non hanno più accesso al sito.

Anoek Eckhardt, portavoce di LinkedIn, dice:

La decisione della corte russa potrebbe potenzialmente impedire l’accesso a LinkedIn per i milioni di iscritti che abbiamo nel paese e per le aziende che usano LinkedIn per far crescere il loro business. Vorremmo incontrare Roskomnadzor per discutere la richiesta di localizzazione dei dati.

Dunque un duro colpo per LinkedIn che sicuramente avrà ripercussioni sugli altri social e servizi web.