La rubrica dell’orrore: Aokigaharam, la foresta dei suicidi

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Da qualche tempo abbiamo inaugurato la nuova rubrica con i nostri lettori, eccovi un nuovo appuntamento. Si tratta della rubrica degli orrori, in cui ogni giorno vi parleremo di un assassino tra i più cruenti mai esistiti, alcune volte con foto forti altre con semplici foto e con una breve descrizione di ciò che hanno fatto in vita (molti di loro sono fortunatamente passati a miglior vita).

Oggi vi parleremo di Aokigaharam, la foresta dei suicidi, così viene chiamata in Giappone. Si tratta di una foresta posta accanto alle pendici del monte Fuji e che ha visto numerosi suicidi di tanta gente. Non si capisce il perchè ma molta gente intenzionata a togliersi la vita si reca li per farlo.

Aokigahara, conosciuta anche col nome di Jukai, è una foresta di 35 km² situata alla base nord-occidentale del Monte Fuji in Giappone. La foresta è composta in gran parte da rocce laviche, caverne di ghiaccio, fitti alberi e arbusti, che frenando l’azione del vento rendono la foresta particolarmente silenziosa.

La foresta è conosciuta in Giappone e nel resto del mondo soprattutto per essere luogo di numerosi suicidi, 54 commessi nel solo 2010, nonostante numerosi cartelli, in giapponese e in inglese, invitino le persone a riconsiderare le proprie intenzioni.

La foresta è il luogo in cui si verifica il maggior numero di suicidi in Giappone, e il secondo al mondo dopo il Golden Gate Bridge a San Francisco, negli Stati Uniti. Le statistiche variano di anno in anno, ma è documentato il fatto che, partendo dal 1950, si siano verificati circa 30 suicidi all’anno.

Nel 2002 78 corpi sono stati ritrovati all’interno della foresta, superando il precedente record di 74 nel 1998. Nel 2003 il numero è salito a 105, e da allora il governo locale ha smesso di rendere note le statistiche nel tentativo di non danneggiare l’immagine di Aokigahara associandola al suicidio. Nel 2004 108 persone si sono uccise nella foresta; nel 2010 247 persone hanno tentato il suicidio nella foresta, 54 dei quali hanno compiuto l’atto. Le statistiche indicano l’apice dei suicidi nel mese di marzo, la fine dell’anno fiscale in Giappone, riconducendo la maggior parte dei gesti estremi a ragioni economiche. A partire dal 2011 i mezzi più usati per togliersi la vita nella foresta sono l’impiccagione e l’overdose da farmaci.

L’alto tasso di suicidi ha portato i funzionari a posizionare dei cartelli nella foresta, in giapponese e in inglese, invitando coloro che si sono recati all’interno per suicidarsi a chiedere aiuto a degli specialisti. Dal 1970 si è costituita una speciale ronda, composta da ufficiali di polizia, volontari e giornalisti, addetta alla ricerca e alla rimozione dei corpi.

Il luogo deve la sua popolarità al romanzo del 1960 Nami no tō di Seichō Matsumoto che narra le vicende di due amanti che finiscono entrambi suicidi nella foresta. Tuttavia i suicidi sembra siano cominciati già prima rispetto alla data di pubblicazione del romanzo, col nome di Aokigahara associato ai suicidi già dal XIX secolo, quando gli ubasute (letteralmente “abbandono di una donna anziana”) andavano a morire nella foresta, trasformandosi in yūrei (“spiriti arrabbiati”) che ancora si dice infestino l’area.