La rubrica dell’orrore: Friedrich Haarmann, The Butcher of Hannover

Da qualche tempo abbiamo inaugurato la nuova rubrica con i nostri lettori, eccovi un nuovo appuntamento. Si tratta della rubrica degli orrori, in cui ogni giorno vi parleremo di un assassino tra i più cruenti mai esistiti, alcune volte con foto forti altre con semplici foto e con una breve descrizione di ciò che hanno fatto in vita (molti di loro sono fortunatamente passati a miglior vita).

Oggi vi parleremo di Friedrich Haarmann, un serial killer tedesco soprannominato licantropo per l’efferatezza dei suoi crimini.

Dal 1919 al 1924, Haarmann commise almeno ventiquattro assassinii, e forse molti di più, fino a oltre 27. Le sue vittime erano “ragazzi di strada” che vagabondavano attorno alle stazioni ferroviarie, che Harmann portava nel proprio appartamento, per poi ucciderli mordendoli alla gola in uno stato di frenesia sessuale. Durante il processo, si sparse la voce che avesse venduto la carne delle sue vittime almercato nero spacciandola per maiale, ma non esiste alcuna prova sulla verità di tale diceria.

Assieme a lui fu processato il suo complice, Hans Grans, un giovane ladruncolo e prostituto, amante fisso e convivente di Haarman, che rivendeva i vestiti delle vittime. Haarmann fu infine scoperto quando diversi resti ossei, che aveva scaricato nel fiume Leine, riemersero.

Il suo processo fu molto spettacolare: fu uno dei primi processi a diventare “evento mediatico” in Germania. All’epoca non esistevano concetti o parole per descrivere i suoi delitti impensabili: fu quindi definito “lupo mannaro” o “vampiro”, oltre che “psicopatico sessuale” allo stesso tempo.

Ma a parte la crudeltà di quello che Haarmann ammise di aver commesso, ancor più scandaloso (scuotendo la società tedesca nel profondo) fu il coinvolgimento della polizia nel caso: Haarmann, che aveva precedenti penali per furto ed era stato in passato ricoverato in manicomio, era usato regolarmente dalla polizia come informatore ed era amico intimo di alcuni agenti, che occasionalmente ricevevano da lui vestiti come “dono” e chiudevano un occhio sulla sua frequentazione di giovanissimi prostituti (l’omosessualità era illegale, in base al paragrafo 175).

Haarman approfittò di tale ruolo adescando col ricatto nell’atrio della stazione di Hannover alcuni minorenni, vagabondi o prostituti fuggiti di casa, minacciando di denunciarli alla polizia se non lo avessero accompagnato a casa sua.

Haarmann fu decapitato il 15 aprile 1925, anche se non fu chiaro se sarebbe stato meglio o no che fosse rinchiuso in un ospedale psichiatrico in quanto non completamente in grado di intendere e volere. Ma l’opinione pubblica era eccitata e non avrebbe approvato il fatto che Haarmann venisse semplicemente rinchiuso.

Durante il processo Grans sostenne la sua estraneità ai crimini in quanto tali, il suo ruolo si sarebbe limitato a rivenderne gli abiti. Haarman invece lo implicò quale complice in tutti i reati, riuscendo a convincere la giuria della sua colpevolezza.

Haarmann fu dichiarato capace di intendere e di volere, giudicato colpevole, condannato a 24 pene di morte e giustiziato, anche se restarono seri dubbi sul suo stato di mente. Grans ricevette inizialmente una condanna a morte per incitamento all’omicidio in un singolo caso. Dopo l’esecuzione capitale di Haarmann, fu trovata una sua lettera che scagionava Grans completamente, e dichiarava: “avete giustiziato un innocente”, questo condusse ad un nuovo processo che commutò la condanna a 12 anni di prigione. Dopo aver scontato la sua pena, Grans continuò a vivere ad Hannover fino alla sua morte attorno al 1980.