La rubrica dell’orrore: Javed Iqbal, il Kukri

Da qualche tempo abbiamo inaugurato la nuova rubrica con i nostri lettori, eccovi un nuovo appuntamento. Si tratta della rubrica degli orrori, in cui ogni giorno vi parleremo di un assassino tra i più cruenti mai esistiti, alcune volte con foto forti altre con semplici foto e con una breve descrizione di ciò che hanno fatto in vita (molti di loro sono fortunatamente passati a miglior vita).

Oggi vi parleremo di Javed Iqbal, soprannominato il Kukri o Mostro Pakistano, un serial killer capace di ammazzare più di 100 persone fino alla fine del 1999.

Non si sa con precisione quando partirono gli omicidi; durarono alcuni mesi e terminarono alla fine del 1999. Le sue vittime erano bambini orfani e ragazzi di strada che fuggivano dalle proprie famiglie; avevano tutti dai 6 ai 16 anni; venivano avvicinati con promesse di cibo e lavoro; dopo che si conquistava la loro fiducia e li convinceva a seguirlo in casa, li drogava, stuprava, strangolava con una catena di ferro, smembrava e scioglieva in una tinozza riempita di acido cloridrico; ai delitti parteciparono tre complici, degli adolescenti che dividevano la casa con Iqbal.
Inizialmente i resti liquefatti venivano scaricati nelle fognature; dopo che i vicini si lamentarono del cattivo odore, per non rischiare ulteriormente, li buttò nel fiume Ravi. I complici si occupavano soprattutto di scattare le foto alle vittime; Iqbal ne scriveva i nomi, le età e le date della morte in un diario e in un notebook. Le scarpe e i vestiti li conservava in alcuni scatoloni per non lasciare tracce.
Ogni delitto gli costò 120 rupie (2,40$): la maggior parte di soldi venivano spesi per comprare l’acido da una persona chiamata Ishaq Billa.
Nel tempo si scatenò una caccia all’uomo che coinvolse dozzine di persone; nonostante i numerosi arresti, non diede risultati.

Iqbal e il suo complice Sajid Ahmad vennero trovati morti la mattina dell’8 ottobre 2001 nel carcere di Kot Lakhpat; inizialmente girò la voce che si fossero avvelenati; poi la versione cambiò: secondo le autorità, si erano impiccati con le lenzuola quattro giorni dopo che ricorsero in appello. Iqbal aveva 45 anni; Ahmad circa 17.
L’autopsia sul cadavere di Iqbal indicò dei segni di tortura: sul corpo e sul viso c’erano presenti segni di pestaggio e traumi; sarebbe stato ucciso, ma ciò non è stato accertato fino in fondo.
Un’altra tesi è che un funzionario del carcere abbia aiutato in qualche modo i prigionieri a uccidersi; su quest’ipotesi, che si ricollega alla “teoria del complotto” di Iqbal, è stata aperta un’indagine.

Infine, la polizia gli addossò una cifra di omicidi compresa tra i 110 e gli oltre 130; al processo gliene vennero accertati 100; ma, dopo la sua morte, 26 bambini che le autorità pensavano morti vennero trovati vivi: il bodycount di Iqbal quindi potrebbe essere più piccolo, forse attorno alle 74 vittime.
Il caso è stato ufficialmente chiuso; presumibilmente le morti non sono state investigate al meglio. si sospetta di una presunta omosessualità di Javed.