I film più scaricati illegalmente sono quelli che non si possono acquistare online. Lo rivela un nuovo studio, ma noi lo sapevamo già

Un nuovo sito rispiega un fenomeno ben noto: le motivazioni alla base della pirateria informatica e la stupidità di chi non vuole reagire ad essa in modo razionale.

Un nuovo sito chiamato PiracyData.org sfrutta i dati forniti ogni settimana dal noto sito di download di file Torrent TorrentFreak per compilare una lista di dati analitici sul fenomeno della pirateria dei contenuti multimediali.

Il risultato dello studio è abbastanza scontato, ma comunque interessante:

  • ad oggi, nonostante tutte le protezioni digitali inventate, la pirateria digitale è ancora molto forte e difficile da sconfiggere
  • i film più piratati e scaricati illegalmente sono quelli che non possono essere acquistati sul web o noleggiati in modo digitale.

Il problema è lo stesso che continuo a sollevare da mesi e mesi: se un utente vuole un contenuto e lo trova online a un buon prezzo, nella maggior parte dei casi lo acquista. Questo è ciò che ha insegnato il mondo della musica e delle canzoni, come ad esempio iTunes, che ha fatto la sua fortuna negli scorsi anni proprio perchè le persone volevano acquistare musica di qualità, ben organizzata e a un prezzo competitivo.

Lo stesso modello, però, non viene applicato ai film: gli utenti che non vanno al cinema e vorrebbero guardare o noleggiare un film da casa, nella maggior parte dei casi non possono farlo a causa di prezzi troppo elevati o, addirittura, dell’impossibilità di acquistare o noleggiare un determinato filmato.

Basti pensare all’esempio che ho fatto qualche giorno fa per i cartoni e le serie tv in Italia: chi non ha Sky o Mediaset Premium ed abita in Italia, come unica possibilità per guardare film e serie tv online ha lo streaming illegale, visto che non esiste un portale a pagamento che consenta di guardare film, serie tv e cartoni direttamente online in streaming. Se arrivasse in Italia un servizio come Netflix o Hulu, sono sicuro che riscuoterebbe un enorme successo, ma questo non accade per motivi che a noi sono assolutamente sconosciuti. E quindi l’utente medio può solo ricorrere allo streaming illegale, quando invece sarebbe disposto a pagare un regolare abbonamento per guardare film, cartoni e serie tv in streaming.

Ad ogni modo, tornando al nostro discorso iniziale, vediamo come lo stesso problema non affligga solo l’Italia, ma il mondo intero. Un PC è uno strumento comodo per guardare i film, e gli utenti lo vogliono usare a questo scopo senza dover fare salti mortali. Se ci sono contenuti in vendita, in streaming oppure in “noleggio digitale”, molti cosiddetti “pirati” abbandonano il loro metodo classico e pagano senza alcuna protesta. E questo è stato dimostrato svariate volte, ma sembra che nessuno lo voglia capire. Basterebbe creare un portale a pagamento e legale per consentire lo streaming di film e serie tv on demand: tantissimi utenti si abbonerebbero e la pirateria digitale crollerebbe all’istante. Ma, un momento: tutto questo negli USA esiste già,  ha dato ottimi frutti. Allora perchè non estendere questo modello anche al resto del mondo?

La cosa incredibile è che spesso i produttori di film e serie tv, anzichè sfruttare i dati riguardanti la pirateria per cambiare strategia di vendita dei propri prodotti, li usano semplicemente per valutare il successo del proprio prodotto. Assurdo.

Analizzando meglio la classifica pubblicata dal sito PiracyData.org, otteniamo un’istantanea precisa della situazione e scopriamo che la top ten non comprende neppure un film disponibile sui colossi dello streaming Netflix e Amazon Prime. Un paio di essi erano disponibili per il noleggio online (The Lone Ranger, After Earth, e This is the End per essere precisi), una parte poteva essere acquistata su iTunes a prezzo pieno. Per quattro di essi, tra cui Elysium e White House Down, l’unica maniera di ottenere una copia digitale era la pirateria. Ancora una volta, dunque, il ragionamento conferma quanto abbiamo sostenuto fino ad ora: bisogna rendere disponibili sul web i contenuti multimediali in modo legale per combattere la pirateria.

Vediamo se, a fronte di questi dati molto chiari, i produttori e i distributori di film decideranno di cambiare il proprio modello di vendita e commercializzazione dei film (dubito fortemente). E’ vero, la pirateria è illegale e priva molte persone del giusto compenso per un lavoro duro, ma i detentori del copyright lottano troppo per combattere i furti, poco per cambiare i propri modelli commerciali. Internet ormai fa parte delle nostre vite ed è indispensabile che anche il cinema si adegui a questi nuovi modelli di vendita e commercializzazione del prodotto.

Via | Washington Post

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