Nel mercato dei tablet, oggi espanso come non mai, si cercano sempre delle soluzioni per tenere i costi di produzione bassi: materiali, CPU economiche, sensori e tecnologie meno evolute per la costruzione del display. Tutto questo per rendere accessibile la tecnologia anche a fasce della popolazione che, diversamente, ne farebbero a meno.

Solo così, dunque, possono essere prodotti tablet cinesi con ottime prestazioni e costi contenuti. Uno dei fattori fondamentali che influisce sui prezzi è anche (e soprattutto) l’utilizzo di CPU dal costo concorrenziale prodotte da un’azienda che va per la maggiore nel mercato cinese.

Ma questa miracolosa azienda che produce CPU molto performanti ad un prezzo più basso rispetto alla concorrenza chi è esattamente e da dove viene?

Tablet con processori Mediatek: il perché di prezzi così bassi

L’azienda di cui stiamo parlando è la MediaTek, una compagnia cinese che sviluppa, produce e vende processori CPU e chipset di dispositivi come ricevitori wireless e di modem per la connessione ad internet sia ADSL che in fibra.

Questa compagnia, fin dal 1997, anno facente parte di un periodo di grande evoluzione tecnologica che ha portato all’elettronica come la conosciamo oggi, produce questi chip per lettori DVD ottici prima di espandersi in settori come TV ad alta definizione, telefonini e, infine, smartphone e tablet.

 

Grazie alle CPU MediaTek è possibile avere un dispositivo performante ad un prezzo minore rispetto a quello cui vengono proposti altri devices della stessa fascia di appartenenza.

Nel 40% circa dei dispositivi Android venduti in tutto il mondo sono presenti delle componenti MediaTek, spesso in marchi cinesi come Meizu, Xiaomi, Elephone e così via, ma anche in marchi più famosi come Alcatel o persino Huawei, sebbene su un numero ridotto di dispositivi.

 

Infatti, dove altre aziende come Qualcomm (con i suoi Snapdragon) o Exynos producono chipset a prezzi maggiori, facendo alzare di conseguenza i costi di produzione, Mediatek si inserisce con prepotenza.

La vera rivoluzione si è avuta, in realtà, quando qualche anno fa la compagnia di Taiwan ha presentato la prima CPU mobile al mondo ad essere octa core, cioè con ben 8 core indipendenti che, al giorno d’oggi, sembrano una cosa scontata e in linea con lo standard produttivo di quasi tutti i dispositivi: si trattava del MediaTek MT6592 octa core a ben 2.0 GHz.

Il primo octa core MediaTek, l’MT6592 presentato nel quarto trimestre del 2013, possedeva otto core indipendenti a 32 bit, a detta dell’azienda cinese, basati sull’architettura ARM Cortex- A7 con 32 KB L1 e 1 MB L2 di cache.

Il processore grafico abbinato a questa soluzione CPU era il Mali-450 MP4 con frequenza operativa a 700 MHz.

Il processore MT6592 supportava la connettività R8 HSPA+ / TD-SCDMA, Wi-Fi, decodificatore FM, Bluetooth e ricevitore GPS.

Le RAM massime supportate erano le seguenti: singolo canale LPDDR2 a 533 MHz (4.3 GB/ s), mentre LPDDR3 con frequenza a 666 MHz (5.3 GB/ s).

Tutti questi dati e specifiche tecniche oggi sembrano molto comuni se non superate, ma non lo erano periodo in questione dove rappresentavano un’incredibile novità.

Se ci sono moltissimi smartphone in commercio, è anche perché la MediaTek fornisce i propri prodotti pronti per essere assemblati ed usati: oltre all’hardware (CPU e GPU) spesso offre anche delle ROM Android già pronte, così da ridurre i costi per le aziende relative all’ottimizzazione del sistema.

Un’altra innovazione introdotta da MediaTek è probabilmente il primo processore per smartphone deca core, sempre con set di istruzioni a 32 bit: l’Helio X20 MT6797 con ben 10 core e 2.3 GHz di frequenza formati da cluster Dual core con architettura ARM Cortex A72, 2 GHz quad core ARM Cortex A53 e 1.4 GHz quad core ARM Cortex A53.

Insomma, grazie a MediaTek e alle sue soluzioni CPU low cost è stato possibile rendere smartphone e tablet molto economici ed accessibili a tutti.

Le uniche pecche di questi dispositivi sono la mancanza di modding, in quanto MediaTek stessa non rilascia i sorgenti dei processori, utili a sviluppare delle ROM alternative ben ottimizzate che garantiscano ottime prestazioni e l’alta temperatura raggiunta da questi chip.

L’alta temperatura generata, a lungo andare, potrebbe danneggiare la batteria del dispositivo che, gonfiandosi, perde in termini di autonomia e deforma la scocca del device.

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