Avast, l’antivirus gratuito raccoglie i dati degli utenti e li rivende. Avast spia i siti che visiti e le tue abitudini di navigazione, poi rivende tutto a caro prezzo

Avast Antivirus Gratis raccoglie i tuoi dati e li rivende

Avast spia gli utenti

Il famoso software antivirus e antimalware Avast è finito nell’occhio del ciclone: la versione free rastrella i dati degli utenti e li rivende a caro prezzo. E gli utenti, a quanto pare, non lo sanno.

Ma procediamo con calma e cerchiamo di analizzare la situazione.

Avast antivirus gratis spia le abitudini di navigazione degli utenti

Fin qui niente di nuovo: sappiamo benissimo che tutti i software e servizi gratis, proprio in cambio della loro gratuità, analizzano e sfruttano commercialmente i nostri dati.

Lo fa Google, lo fa Facebook, lo fanno migliaia di altri servizi e strumenti online. E ovviamente l’antivirus gratuito Avast non è da meno.

Il problema nasce nel momento in cui questi dati, che dovrebbero essere analizzati, raccolti e rivenduti in forma anonima (per tutelare la privacy degli utenti), in realtà non lo sono (almeno non completamente).

Come è nato il tutto

Un’inchiesta condotta congiuntamente da Motherboard e PCMag ha mostrato come Avast operi una minuziosa e dettagliata raccolta delle attività che l’utente compie online per poi rivenderle, tramite una sussidiaria, a terzi. Terzi che sarebbero poi realtà commerciali di grosso calibro: Microsoft, Google, Pepsi, Intuit, Condé Nast, McKinsey giusto per citarne alcune.

L’indagine ha preso il via dopo che le due testate sono venute in contatto con un documento riservato inviato dalla sussidiaria di Avast, Jumpshot, ad uno dei suoi clienti.

L’estensione di Avast per browser web

Analizzando nel dettaglio il problema, sembra che fino a qualche anno fa Avast raccogliesse i dati di navigazione degli utenti che avevano installato il suo plugin gratuito per browser pensato per segnalare eventuali siti web sospetti o non sicuri.

Il fatto è venuto alla luce quando un ricercatore di sicurezza aveva mostrato come Avast in realtà raccogliesse i dati dell’utente tramite quel plugin.

A seguito di quelle rivelazioni Mozilla, Opera e Google hanno rimosso le estensioni browser di Avast dai loro rispettivi repository.

Avast ha dichiarato a Motherboard e PCMag che da allora ha terminato l’invio dei dati raccolti da queste estensioni alla sua sussidiaria Jumpshot, che appunto si occupa di vendere le informazioni ai propri clienti.

In realtà, però, il problema permane.

Quando si installa per la prima volta un antivirus Avast sul computer, infatti, all’utente viene mostrata una richiesta di autorizzazione sulla raccolta di informazioni.

Ecco il messaggio che compare in fase di installazione della versione gratuita di Avast su PC Windows e Mac:

“Se ci permetti di fare ciò, forniremo alla nostra sussidiaria Jumpshot una serie di dati de-identificati derivati dalla cronologia del tuo browser allo scopo di consentire a Jumpshot di analizzare le tendenze di mercato e altri spunti di valore. I dati sono pienamente de-identificati e aggregati e non possono essere usati per identificarti personalmente. Jumpshot potrebbe condividere questi dati aggregati con i suoi clienti”.

Il problema, di nuovo, è che non viene spiegato in alcun modo come Jumpshot utilizzi queste informazioni.

Certo, l”utente ha comunque la libertà di non dare il suo consenso, ma nel 99% dei casi gli utOnti accettano la clausola senza neanche leggerla (stupidi loro, ovviamente) e così si ritrovano ad essere spiati da Avast senza neanche saperlo. E senza neanche sapere cosa esattamente Avast raccoglie e rivende sulle loro sessioni di navigazione.

I numeri

Avast afferma di avere oltre 435 milioni di utenti attivi al mese, mentre Jumpshot dichiara di essere in possesso di dati ricavati da 100 milioni di dispositivi.

Stiamo parlando di una quantità pazzesca di dati.

Quali sono i dati raccolti?

Come anticipato, i dati raccolti da Avast tramite il proprio antivirus sono veramente tantissimi: si parla di informazioni su coordinate GPS di Google Maps, pagine Linkedin visitate dagli utenti, video di YouYube, siti e contenuti pornografici, il tutto con dettagli molto precisi sulle ricerche effettuate e sul momento esatto della giornata con tanto di marca temporale.

Proprio questi dettagli contribuiscono a generare forti, fortissimi dubbi sul fatto che i dati possano essere effettivamente anonimizzati.

Le informazioni, pur prive di dettagli per favorire l’identificazione personale, come i nomi degli utenti, secondo gli esperti possono perdere tale velo di riservatezza se combinate con altri insiemi di informazione (dataset).

Ecco come appaiono i dati raccolti in modo “anonimo” da Avast:

Avast data collection

A un utente normale questi dati non dicono niente, ma Amazon, ad esempio, impiega mezzo secondo per identificare esattamente l’utente che ha comprato un iPad Pro 10.5 alle ore 12:03 del 1 Gennaio 2019.

Quindi, alla fine, questi dati non sono così anonimi. Chiaro?

La risposta di Avast

Un portavoce di Avast ha prontamente dichiarato che Jumpshot non raccoglie “informazioni per l’identificazione personale, inclusi nome, indirizzo email o dettagli di contatto”.

Gli utenti hanno sempre avuto la possibilità di rinunciare alla condivisione dei dati con Jumpshot. A partire da luglio 2019, avevamo già iniziato a implementare una scelta esplicita di opt-in per tutti i nuovi download del nostro antivirus e ora stiamo anche sollecitando i nostri utenti esistenti a fare una scelta di opt-in oppure opt-out, in un processo che sarà completato nel febbraio 2020″, ha aggiunto il portavoce.

“Abbiamo una lunga esperienza nella protezione dei dispositivi e dei dati degli utenti dai malware e comprendiamo e prendiamo sul serio la responsabilità di bilanciare la privacy degli utenti con l’uso necessario dei dati per i nostri prodotti di sicurezza“.

Cosa fare?

Il problema non è tanto che Avast fa cose in modo poco chiaro, quanto il fatto che non è esattamente chiaro quali informazioni vengono raccolte e come vengano usate.

Aspettando chiarimenti, comunque, gli utenti Avast farebbero bene a ricontrollare SUBITO le impostazioni dell’antivirus ed eventualmente bloccare la possibilità di raccogliere informazioni personali e private.

In aggiunta, è sempre possibile cambiare antivirus e usare un altro software gratuito come ad esempio Avira.

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