Gli operatori telefonici CI SPIANO per contenere il contagio da Coronavirus | UFFICIALE

0

BUONI AMAZON GRATIS su Telegram > UNISCITI

Tracciamento cellulare per monitorare COVID-19: otto operatori aiutano l’Europa. Quali sono gli operatori telefonici che spiano gli utenti in Europa? SCOPRILI

Gli operatori telefonici CI SPIANO

Gli operatori telefonici ci possono spiare

La notizia, che girava nell’aria ormai da qualche giorno, è ormai diventata ufficiale anche grazie alla conferma dell’agenzia stampa Reuters.

Di cosa stiamo parlando?

Semplice: del fatto che gli operatori telefonici hanno iniziato a spiarci e a tracciare i nostri spostamenti per poi condividere i dati con i Governi dei Paesi Europei. 

In particolare, 8 operatori telefonici hanno deciso di collaborare con la Commissione Europea fornendo dati sulla posizione degli utenti al fine di monitorare l’evoluzione della pandemia attualmente in corso.

Inizialmente si pensava che il problema riguardasse solo l’Italia, ma, considerata la diffusione velocissima del virus e i grossi problemi che sta causando anche in Francia e Spagna, si è deciso di estendere il monitoraggio a tutta Europa.

Così, dopo un colloquio tenuto con Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno, gli operatori telefonici che operano in Europa hanno deciso di collaborare con l’Unione Europea fornendo dati sugli spostamenti dei propri clienti.

Chi sono questi operatori?

Ecco l’elenco: Vodafone, Telecom Italia, Deutsche Telekom, Orange, Telefonica, Telenor, Telia e A1 Telekom Austria.

Cosa fanno con i nostri dati?

La Commissione ha precisato che utilizzerà i dati in forma anonima e aggregata per coordinare gli interventi volti a tracciare la diffusione del virus.

I dati, che vengono raccolti, anonimizzati e forniti alle autorità in forma aggregata, consentono di mappare le concentrazioni e gli spostamenti degli utenti possessori di un cellulare o uno smartphone in particolare nelle “zone calde” in cui COVID-19 ha preso piede.

La cosa positiva è che si tratta di un approccio meno invasivo dal punto di vista della privacy rispetto a quello adottato, ad esempio, da Cina, Taiwan e Corea del Sud, che utilizzano le informazioni sulla posizione fisica di ciascun terminale connesso alla rete mobile per rintracciare i soggetti risultati positivi e per far rispettare gli ordini di quarantena.

E la nostra privacy è a rischio?

Sul tema della privacy è intervenuto anche il Garante Europeo per la protezione dei dati (GEPD) sottolineando che il progetto non viola le regole sulla tutela dei dati personali, a patto che siano previste specifiche garanzie: la Commissione dovrebbe definire chiaramente l’insieme dei dati che vuole ottenere ed essere trasparente nei confronti del pubblico per evitare incomprensioni.

L’accesso alle informazioni, prosegue il GEPD, andrebbe limitato esclusivamente a soggetti qualificati in ambito epidemiologico e dell’analisi dei dati.

Insomma, stando a quanto si legge, le informazioni sarebbero correttamente anonimizzate e usate in forma aggregata, ma chi ce lo garantisce? Ci possiamo solo fidare.

Continuano a spiarci anche dopo la fine dell’emergenza?

C’è poi il timore che queste forme di monitoraggio dei cittadini possano continuare anche dopo il termine dell’emergenza sanitaria: Wojciech Wiewiorowski, a capo del GEPD, è chiaro nell’affermare che si tratta di soluzione straordinaria, giustificata dagli interessi in gioco – la tutela della salute pubblica.

In aggiunta, l’agenzia afferma che i Governi sarebbero pronti a cancellare ed eliminare tutti i dati raccolti una volta che l’emergenza sarà conclusa.

La situazione in Italia

Ricordiamo che in Italia è stata la Lombardia a collaborare per prima con TIM e Vodafone per tracciare gli spostamenti degli utenti tramite i dati delle celle telefoniche, ma molto probabilmente queste soluzioni verranno adottate su vasta scala anche in Italia (ammesso che non siano già state attivate senza che ci venisse comunicato chiaramente e direttamente).

Osserva ancora l’agenzia:

“La Regione Lombardia sta utilizzando i dati per verificare quante persone stanno osservando i termini del blocco imposto. I movimenti che superano i 300-500 metri sono diminuiti di circa il 60% dal 21 febbraio, quando è stato scoperto il primo caso nell’area di Codogno”.

Nel frattempo il Garante della Privacy Antonello Soro ha dato parere positivo al tracciamento degli spostamenti degli utenti, ma ha invitato l’esecutivo a proporre una normativa chiara. Soro ha affermato che un sistema di questo tipo, che è stato adottato già in altre nazioni asiatiche dove si è rivelato efficace, “non porta ad una sospensione della privacy, ma consente di adottare strumenti efficaci di contenimento del contagio, nel rispetto dei diritti dei cittadini“.

Il Garante ha anche osservato che se “la disciplina di protezione dei dati coniuga esigenze di sanità pubblica e libertà individuale, con garanzie di correttezza e proporzionalità del trattamento” per un numero elevato di persone, c’è “bisogno di una previsione normativa conforme a questi principi”.

A tal proposito Soro ha anche lanciato un’idea al Governo: l’adozione di un decreto legge che potrebbe coniugare la tempestività della misura e la partecipazione parlamentare.

Tuttavia, ha anche lanciato un avvertimento: “la durata deve essere strettamente collegata al perdurare dell’emergenza”.

Secondo voi, tra quanto arriverà una nuova conferenza in cui Conte annuncerà la nuova legge?

FONTE

FONTE 2

Cerchi smartphone scontati? Comprali al miglior prezzo su >>> Amazon!

VUOI AMAZON MUSIC UNLIMITED GRATIS? SCOPRI COME!

Vuoi ricevere ogni giorno i nostri articoli via email GRATIS? Scrivi la tua email qua sotto

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here