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Una condanna della cassazione ha sancito che i siti web sono responsabili per i commenti ma non è da prendere alla lettera. Vediamo perché.

Una recente condanna della cassazione su un sito web per commenti presenti sul suo sito web può aprire una falla pericolosa nel mondo di internet. Infatti la Cassazione ha condannato il gestore di un blog per non aver rimosso un commento. Può essere l’apripista di una serie di azioni ma è da valutare bene la situazione.

Il gestore di un sito di sport si è visto condannare per concorso alla diffamazione per non aver rimosso un commento su Carlo Tevecchio, presidente della FGCI.

Ovviamente leggendo la sentenza si capisce che è un caso limite perchè se il gestore del sito è stato condannato a pagare 60 mila euro è perchè in un commento dove Tavecchio è stato definito “emerito farabutto” e “pregiudicato doc” è stato anche allegato in una mail inviata al gestore il certificato penale del dirigente sportivo.

Quindi è vero che il commento è stato scritto da altre persone all’esterno dei gestori del sito ma qui forse c’è un concorso di colpa perchè è stata ricevuta una mail con un documento delicato e dunque forse si cade nel penale e nell’ammissione di colpa perché era a conoscenza del commento lasciato e dunque era tenuto a rimuoverlo poiché avvisato dalla mail inviata.

Ovviamente non si deve aprire nessun caso perché, come dive Fulvio Sarzana, noto avvocato vicino agli ambienti di Internet & Co., rischia di essere molto difficile gestire un sito web che abbia commenti e quindi aumentando la possibilità di autocensure.

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Qui i giudici della Cassazione sembrano prendere una cantonata grave e preoccupante e, sebbene con il rispetto che si deve a chi fa una professione incredibilmente difficile “in nome del popolo”, non si può fare a meno di metterlo nero su bianco senza esitazioni né reticenze“, scrive l’avvocato Guido Scorza, docente di diritto delle nuove tecnologie e presidente dell’istituto per le politiche dell’innovazione. “Avere notizia dell’avvenuta pubblicazione da parte di un terzo all’interno di un proprio sito internet di un determinato contenuto ed avere, di conseguenza, l’opportunità di valutarne la liceità non basta a rendere il gestore di una piazza online responsabile per l’eventuale illiceità del contenuto in questione“.

Si tratta di un insuperabile principio di civiltà giuridica scolpito da oltre 15 anni nella disciplina europea sul commercio elettronico a tutela proprio della Rete come volano e megafono della libertà di informazione“, continua ancora Scorza.

Il caso di questo sito però è ancor più fitto perché il titolare del blog scrisse anche un articolo in cui rispondeva alla FIGC sul commento diffamatorio e quindi una doppia ammissione di colpa che lo ha di fatto condannato al pagamento della multa.

Infatti sarebbe terrificante per giganti come Facebook e Twitter controllare tutti i commenti e quindi vi consiglio di fare sonni tranquilli a meno che di casi estremi come quelli descritti in questo articolo.

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