Referendum contro i fondi pubblici ai giornali: firma ora
Firma il referendum contro i fondi pubblici ai giornali: bastano SPID o CIE. Ecco chi riceve i soldi e come aderire alla raccolta firme
Referendum contro i finanziamenti pubblici ai giornali: puoi firmarlo anche tu
Una raccolta firme sta scuotendo il mondo dell'editoria italiana.
L'associazione Schierarsi — fondata dall'ex deputato Alessandro Di Battista, con in prima linea anche l'ex ministra Barbara Lezzi — ha lanciato una campagna per un referendum abrogativo contro i contributi pubblici diretti ai giornali, arrivando a 75mila firme in soli quattro giorni, pari al 15% del quorum necessario.
Se anche tu pensi che i soldi dei contribuenti non debbano finire nelle casse dei giornali, questa è la tua occasione per farlo sapere.
Cosa vuole abrogare il referendum
Il quesito punta a eliminare l'ultima proroga introdotta dal decreto "Milleproroghe", che ha spostato la fine dei finanziamenti statali all'editoria al 1° gennaio 2030. Se il referendum passasse, la scadenza tornerebbe anticipata al 2028, e il Parlamento non potrebbe riproporre ulteriori rinvii per almeno 5 anni.
La storia di queste proroghe è lunga e controversa.
La Legge di Bilancio 2019 aveva fissato la fine dei contributi diretti entro il 1° gennaio 2022. Quella scadenza non è mai arrivata: il termine è stato rinviato più volte, passando da 12 a 24 mesi nel 2020, poi a 48 e 60 nel 2021, a 72 nel 2023 e infine a 96 mesi nel 2024.
Il testo formale chiede l'abrogazione dell'art. 16, comma 4-bis, del D.L. 30 dicembre 2023 n. 215, convertito dalla legge 23 febbraio 2024 n. 18.
Chi prende i soldi pubblici e quanto
È giusto che tu sappia dove vanno a finire i tuoi soldi.
Il fondo del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria è riservato a cooperative di giornalisti, enti no-profit e fondazioni, e nel 2024 ha raggiunto 104,8 milioni di euro (contro i 95,6 del 2023), distribuiti tra 153 testate.
Tra i beneficiari principali figurano:
il quotidiano Dolomiten (6,1 milioni)
Famiglia Cristiana (6 milioni)
Avvenire (5,5 milioni)
Libero (5,4 milioni)
ItaliaOggi (4 milioni)
Il Foglio (2 milioni)
Il Secolo d'Italia, organo della Fondazione Alleanza Nazionale — nel cui CDA siedono Bocchino, Gasparri, Rampelli e Arianna Meloni — ha incassato oltre 6 milioni di euro tra il 2018 e il 2024
Come denuncia Luca Di Giuseppe, presidente di Schierarsi:
"Meno del 7% dei beneficiari assorbe quasi il 60% delle risorse, e vengono finanziati anche giornali che sono, nei fatti, giornali di partito."
Una distorsione difficile da ignorare.
Cosa resta fuori dal quesito
È importante sapere anche cosa il referendum non cambia.
I contributi indiretti — sgravi fiscali sulla pubblicità, sconti sull'acquisto della carta, agevolazioni postali e rimborsi spedizioni — restano intatti, così come i contributi straordinari una tantum che il governo può varare in momenti di crisi del settore.
Nel 2023, ad esempio, queste misure hanno incluso fino a 10 centesimi per copia cartacea venduta, bonus fino a 3mila euro per le edicole e fondi per investimenti tecnologici.
Come firmare: bastano SPID o CIE
Firmare è semplice e richiede pochi minuti. Puoi farlo direttamente sul portale del Ministero della Giustizia, autenticandoti con SPID o CIE.
L'obiettivo è raggiungere le 500mila sottoscrizioni necessarie per portare il quesito alle urne: al momento siamo già a 75mila, ma la strada è ancora lunga e ogni firma conta.
Una volta raggiunta la soglia, la proposta passa alla Corte di Cassazione per il controllo di regolarità e poi alla Corte Costituzionale, che si esprimerà sull'ammissibilità.
Solo con il via libera della Consulta gli italiani potranno votare.
Per saperne di più e per firmare, visita bastasoldiaigiornali.it: hai la possibilità concreta di incidere sul futuro dell'informazione italiana.
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