Esplosione Galaxy Note 7: Samsung spiega i motivi reali del problema

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Perchè il Galaxy Note 7 esplodeva? Samsung ha concluso le ricerche e pubblicato il report ufficiale. La causa era la batteria, ma lo sapevamo già!

Esplosione Galaxy Note 7: ecco il vero motivo secondo Samsung

Come promesso, Samsung ha finalmente rilasciato i risultati delle ricerche e delle analisi che ha condotto per scoprire il motivo delle esplosioni del Note 7. Come era lecito aspettarsi, all’origine di tutto ci sono difetti specifici sia delle prime batterie che quelle sostitutive.

Per chi si fosse perso la triste storia del Note 7, proviamo a ripercorrerla insieme brevemente.

Lo smartphone è arrivato sul mercato verso il mese di Settembre 2016: il dispositivo era davvero bello, potente, completo e curato sotto ogni aspetto, ma le vendite sono state quasi subito bloccate e interrotte da Samsung. Dopo un primo richiamo, reso necessario dalle segnalazioni di svariati utenti relative ad esplosioni improvvise dello smartphone, Samsung ha cambiato la batteria del dispositivo e ripreso le vendite dello stesso. Nel giro di pochi giorni dalla ripresa delle vendite, però, gli utenti che hanno ricevuto un Note 7 sostitutivo con il primo richiamo hanno segnalato di nuovo problemi di esplosioni e fiamme. 

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A quel punto la casa madre ha deciso di sospendere definitivamente le vendite dello smartphone e di richiamare tutti i modelli in commercio, rimborsando ovviamente gli utenti che lo avevano comprato. E’ stata la fine del Note 7. 

Da quel momento, Samsung ha iniziato delle analisi e indagini per scoprire quali fossero le reali cause delle esplosioni dello smartphone. E, come promesso, oggi i risultati delle analisi sono stati resi pubblici. Vediamo insieme il vero motivo per cui il Note 7 esplodeva o prendeva fuoco. 

Perchè il Note 7 poteva prendere fuoco o addirittura esplodere?

Samsung conferma: Galaxy Note 7 esplodeva a causa di difetti produttivi delle batterie.

Stando ai risultati delle ricerche dell’azienda, sono due i problemi che hanno trasformato il Note 7 in una “bomba a orologeria”. Proprio come sospettavamo da qualche tempo. Ecco tutti i dettagli.

Prima di tutto bisogna specificare che Samsung ha condotto l’indagine con uno staff dedicato di 700 persone e ha messo alla prova 200.000 smartphone e ulteriori 30.000 batterie, commissionando anche indagini esterne a tre aziende – UL, Exponent e TUV Rheinland – che sono giunte alle medesime conclusioni del team interno.

Le indagini hanno coperto diverse casistiche per escludere problemi software, attraverso test con numerose applicazioni di terze parti e con condizioni software anomale, e per escludere problemi legate alla ricarica rapida, a quella wireless, all’esposizione ai liquidi. È stato controllata anche la possibile incidenza dello scanner dell’iride, senza però che venisse rilevata alcuna anomali.

Per replicare gli incidenti è stato approntato un enorme laboratorio dove sono stati testati sia gli smartphone che le batterie, riuscendo a replicare il problema. In questo modo Samsung ha identificato un problema costruttivo nelle batterie.

In base alle analisi condotte, la batteria sulle prime unità messe in commercio – realizzata dalla sussidiaria Samsung SDI – aveva un difetto di progettazione nell’angolo superiore destro che poteva provocare corto circuiti e di conseguenza l’instabilità termica all’origine di esplosioni e incendi.

C’è anche un secondo fattore che ha contribuito ai problemi sulla prima batteria: gli elettrodi negativi erano troppo lunghi e questo li portava a piegarsi sul lato lungo della batteria.

Le batterie usate per le unità sostitutive (prodotte da Amperex Technology), invece, avevano un problema differente: un difetto nella saldatura. Il normale ciclo di espansione e contrazione degli elettrodi durante la carica e scarica portava ai punti di saldatura a grattare contro l’isolante posto tra i layer della batteria, portando alla rottura dell’isolante e al corto circuito della batteria. Come se non bastasse, in alcune di queste batterie mancava anche il nastro isolante.

Ecco, questi erano i reali motivi che hanno portato all’esplosione del Note 7 e al suo ritiro dal mercato.

La cosa positiva è che, comprese le cause, Samsung ha affermato di aver messo a punto nuove linee guida per creare batterie sicure, ha aggiornato il controllo di qualità e formato un comitato consultivo esterno, costituito da ricercatori e accademici di Cambridge, Berkeley e Stanford che darà preziosi consigli sulla sicurezza delle batterie che saranno usate in futuro sui dispositivi dell’azienda, come il Galaxy S8, in uscita tra pochi mesi.

Stando a quanto riportato da Samsung, il nuovo processo di controllo della sicurezza su 8 punti include diverse delle tecniche d’indagine usate per scovare i difetti delle batterie del Note 7, come l’uso di macchinari ai raggi X e il disasseblaggio fisico delle batterie. Samsung lavorerà inoltre anche sul lato software, con “algoritmi migliori” a governare il comportamento delle batterie.

La speranza, ovviamente, è che tutti questi problemi non si presentino sul nuovo Galaxy S8, che comunque, nel dubbio, io aspetterò a comprare.

Il caso Galaxy Note 7 può quindi considerarsi chiuso ed archiviato: il 96% di tutti i dispositivi richiamati dal produttore in tutto il mondo sono stati restituiti, e (speriamo) il restante 4% non causerà alcun danno ai loro proprietari grazie alle misure di sicurezza già messe in atto da Samsung.

A fronte di questi nuovi controlli di sicurezza, chi di voi si fiderà a comprare il Galaxy S8 al day one? 

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