Nel 1968 approdava nelle sale cinematografiche “2001: Odissea nello Spazio” con la regia di Stanley
Kubrick, nel film, ambientato nel futuro 2001, la tecnologia ha fatto passi da gigante e l’intelligenza
artificiale non solo è molto avanzata, ma è anche in grado di provare delle emozioni. Ci stiamo riferendo
al computer di bordo dell’astronave Discovery, Hal 9000, che non solo è in grado di governare
autonomamente l’astronave, ma è anche in grado di parlare con l’equipaggio e di comprendere il loro
linguaggio (nonché di saper leggere perfino il labiale). Hal 9000 risponde agli astronauti ed esegue i loro
ordini, non vi sembra proprio un’anticipazione di quello che compiono oggi gli assistenti vocali?

Gli assistenti virtuali si basano sul riconoscimento vocale e più in generale su quello che viene definito
elaborazione del “linguaggio naturale”, ossia la traduzione delle parole scritte o parlate in un linguaggio
macchina, ovvero un linguaggio comprensibile ad un elaboratore. Questo processo è reso difficile dalla
complessità del linguaggio umano, per via delle sue sfaccettature e ambiguità sul significato. La parte più
difficile risiede proprio nell’analisi semantica del linguaggio, la linguistica computazionale è la branca
che studia il linguaggio in modo da renderlo comprensibile ad un computer.

Quando parliamo di linguaggio naturale ci riferiamo a un linguaggio che si è sviluppato in maniera
spontanea, a questo si contrappone quello artificiale, vale a dire un linguaggio creato appositamente, basti
pensare al klingon in Star Trek o al linguaggio elfico creato da Tolkien.

L’elaborazione del “linguaggio naturale” è quindi quel processo di trasformazione della lingua naturale
attraverso un computer. I computer non sono in grado di comprendere il nostro linguaggio, ma possono
essere istruiti a farlo, la difficoltà di comprensione dei computer è data dalle variazioni di significato di
una stessa parola in frasi dal contesto differente. Questa elaborazione si basa, quindi, non solo
sull’acquisizione del significato delle singole parole ma anche sul rapporto tra le singole parole all’interno
di una frase.

Per migliorare le capacità dell’intelligenza artificiale, non solo per quanto riguarda la comprensione
del linguaggio, ma anche per l’interpretazione delle immagini, si ricorre a quello che viene definito
Deep Learning, ossia un tipo di apprendimento automatico delle macchine che viene definito, appunto,
profondo, o approfondito, perché attraverso degli algoritmi consente una sorta di apprendimento per stadi
o gerarchico delle informazioni.

Tuttavia, nonostante siano stati fatti molti progressi, per mettere in comunicazione diretta umani e
computer resta ancora tanto lavoro da fare.

Il primo assistente virtuale è stato Siri, si tratta di un’applicazione disponibile solo per iOS, lanciata per
la prima volta sull’iPhone 4S. In realtà Siri non è un’invenzione Apple, ma il fondatore della tecnologia
su cui si basa Siri è in realtà il norvegese Dag Kittlaus, che insieme a “Tom Gruber, Adam Cheyer e
Norman Winarsky” lanciò Siri Inc., uno spin-off della “SRI International” in cui venne sviluppato il
primo assistente virtuale. L’idea vincente balzò alla vista di Apple, che la acquisì per una cifra di circa
200 milioni di dollari. Kittlaus andò a lavorare per un periodo alla Apple, per poi licenziarsi dopo un anno
e mezzo per dedicarsi ad altri progetti. Siri fu rilasciata quindi per la prima volta nell’ottobre 2011,
anche se ci volle l’anno dopo perché fosse disponibile in italiano.
Il nome Siri deriva dal nome femminile norvegese Sigrid che significa “bellissima donna che ti conduce
alla vittoria” e venne scelto da uno dei co-fondatori, Kittlaus, perché era semplice da dire.
La prima voce nella versione americana di Siri appartiene all’attrice e doppiatrice Susan Bennet, che in
realtà registrò la propria voce per la ScanSoft nel 2005 senza sapere che sarebbe stata utilizzata per Siri.

Con il tempo gli assistenti virtuali sono stati integrati all’interno dei cosiddetti smart speaker, come Amazon Echo, ossia degli altoparlanti in grado di riprodurre musica, effettuare telefonate e interagire con altri dispositivi per controllare tutta la casa in maniera smart. Gli smart speaker si collegano a internet tramite la connessione Wi-Fi e attraverso dei comandi vocali permetto di riprodurre musica o video, impostare la sveglia per il giorno dopo, creare liste, effettuare ricerche online, dare informazioni sul traffico o sul meteo, impostare dei timer, aggiungere appuntamenti al calendario, interagire con altri dispositivi per accendere le luci, avviare la lavatrice e tanto altro. Qui abbiamo elencato tutto quello che puoi chiedere ad Alexa in italiano.

Quando parliamo di assistenti vocali ci riferiamo sia a quelli funzionanti tramite smartphone che a quelli
implementati all’interno di smart speaker, ossia dispositivi dotati di microfono e altoparlante, pensati
appositamente per fungere da assistenti virtuali. In entrambi i casi il loro funzionamento è analogo, questi
dispositivi possono essere attivati a distanza con un comando vocale, vale a dire una frase come “Ok
Google” o una parola chiave come “Alexa”. Naturalmente per essere in grado di attivarsi dopo aver
ascoltato il comando di attivazione, questi dispositivi devono restare costantemente in ascolto. Gli
assistenti virtuali, quindi, restano in standby, in attesa del comando di attivazione, e registrano l’audio in
piccole registrazioni di pochi secondi, che non vengono però salvate. Inoltre, una volta attivati, sui
dispositivi verrà mostrato un indicatore di stato, come ad esempio un led, che ne segnala l’attivazione.

Tuttavia, il fatto che questi dispositivi possano essere in grado di registrare costantemente l’audio e che
possano essere talvolta anche attivati involontariamente, fa aumentare le preoccupazioni riguardo alla
tutela della privacy degli smart speaker. Inoltre, ulteriori preoccupazioni derivano dalla possibilità di
installare delle estensioni, di terze parti, che possano rivelarsi malevole e riuscire a sottrarre dati personali
come le password. Le aziende sono particolarmente attente a rispettare le norme sulla privacy e il
trattamento dei dati personali, per questo motivo si stanno cercando di ridurre al minimo le attivazioni
non intenzionali di questi dispositivi. Esiste in ogni caso un trucco per proteggere la privacy su alcuni
smart speaker e con questa accortezza, si può essere un po’ più sereni nell’utilizzare assistent virtuali come
Alexa e Google Home. Tempo fa, infatti, venne dimostrato che Amazon non cancellasse le registrazioni di Alexa anche dopo la richiesta dell’utente.

Cosa succede, invece, quando attiviamo volontariamente il dispositivo? Prendiamo ad esempio Google,
dopo aver attivato l’assistente vocale, i nostri comandi vengono registrati per migliorare il funzionamento
del dispositivo e per aiutare l’assistente a riconoscere la propria voce. Si può tuttavia disattivare questa
impostazione in modo che le registrazioni non vengano salvate. In ogni caso, sia per quanto riguarda
Google, con Google Home, che per quanto riguarda Amazon con Alexa, le registrazioni vengono inviate
ai loro server, e possono essere cancellate tramite il proprio account. Qui trovi la guida per cancellare tutte le registrazioni da Alexa.

Assistente vocale Alexa

Alexa è l’assistente vocale ideato da Amazon e inserito nei dispositivi della serie Amazon Echo, nasce nel
2014 e può essere attivato tramite l’uso della parola chiave “Alexa”, c’è comunque la possibilità di
modificare questa parola chiave con un’altra fra queste “Echo, Computer e Amazon”.
Alcune funzioni dei dispositivi Echo sono impostare dei timer e delle sveglie, avviare musica, chiamare
o inviare messaggi, chiedere informazioni riguardo al meteo o alla programmazione televisiva, creare
appuntamenti in agenda, liste della spesa, promemoria, ma anche interagire con altri dispositivi per
funzioni di domotica come l’accensione e lo spegnimento delle luci.
Quando parliamo dei dispositivi della serie Echo ci riferiamo a più versioni, abbiamo “Echo Dot” una
versione mini di Amazon Echo, “Echo Plus” pensato appositamente per la domotica, “Echo Show” non si
tratta più di un semplice altoparlante ma di uno smart display, “Echo Studio” con audio Hi-Fi ossia in alta
fedeltà, “Echo Flex” che si collega direttamente alla corrente grazie alla presa e che necessita però di
essere collegato a un altoparlante esterno per la riproduzione della musica.

Caratteristiche tecniche Amazon Echo

Osserveremo nel dettaglio le caratteristiche di Amazon Echo, che è giunto alla terza generazione. Il
dispositivo è dotato di un “woofer da 76,2 mm” e un “tweeter da 20 mm” per diffondere il suono in
maniera omnidirezionale, ed è fornito di connettività Wi-Fi e Bluetooth, oltre ad un “ingresso/uscita” AUX. La differenza principale tra Echo ed “Echo Plus” consiste nell’Hub Zigbee, presente solo nel Plus, che consente di interfacciarsi con accessori e dispositivi basati su Zigbee, come lampadine, interruttori e prese.

  • Dimensioni: 148 x 99 x 99 mm
  • Peso: 780 grammi
  • Wi-Fi dual-band
  • Controlli: tasti fisici

Caratteristiche tecniche Google Home

Google ha realizzato due dispositivi che integrano l’assistente virtuale Google Assistant, Google Home e
Google Home Mini, che differiscono oltre che nelle dimensioni, nella qualità audio. Google Home
possiede “altoparlanti a lunga escursione con driver da 5 cm e due radiatori passivi da 5 cm”, mentre
Google Home Mini possiede un altoparlante che garantisce “audio a 360° con driver da 4 cm”. Google
Home ha molte funzioni, tra cui consente di riprodurre audio, film e programmi televisivi sui televisori
dotati di Chromecast, ascoltare podcast o audiolibri, riprodurre video su YouTube, ricevere informazioni
su notizie, traffico e meteo, interfacciarsi con i dispositivi di domotica come lampadine e termostati.

  • Dimensioni: diametro 96,4 mm – altezza 142,8 mm
  • Peso: 477 grammi
  • Wi-Fi dual-band
  • Controlli: sfioramento capacitivo

Confronto tra Amazon Echo e Google Home

La prima differenza tra questi due tipi di smart speaker consiste nell’assistente virtuale su cui si basano:
Amazon Echo utilizza Alexa, mentre Google Home si basa su Google Assistant.
Per quanto riguarda la domotica i due dispositivi saranno compatibili con dispositivi differenti, Amazon
Echo, infatti, è compatibile con quei dispositivi che utilizzano il protocollo Zigbee, mentre Google Home
con “Philips Hue, Nest, Wemo” e tanti altri.
Riguardo alle ricerche in rete Alexa effettua le ricerche su Bing, mentre Google Assistant, utilizza Google
come motore di ricerca. La gamma di prodotti offerta da Amazon è più vasta e risponde ad ogni tipo di
esigenza, consentendo anche di avere il top dell’offerta riguardo all’audio ad alta fedeltà. La scelta tra i
due dispositivi è abbastanza soggettiva e dipende dalle esigenze, Amazon Echo ad esempio offre un
“ingresso/uscita AUX”, che su Google Home è assente, e permette di riprodurre audiolibri e podcast da
Audible. D’altro canto Google Home si integra alla perfezione nel suo ambiente e permette di controllare
la Tv attraverso la Chromecast.
Google Home consente di impartire dei comandi multipli all’assistente vocale con un’unica frase, mentre
Alexa non consente ancora di farlo. Tuttavia Alexa consente di impostare delle routine ossia delle azioni
automatiche attraverso un semplice comando vocale come “Buongiorno” per dare inizio ad una “routine
del risveglio” che prevede ad esempio di dare informazioni sulle ultime notizie, sul meteo, accendere le
luci e così via.

🔔Hai bisogno di aiuto o assistenza? Scrivici sul nostro canale Telegram >>> QUI!

📱Cerchi smartphone scontati? Comprali al miglior prezzo su >>> Amazon!

🎯Risparmia con OfferTech su Telegram: trova le migliori offerte tecnologiche!

🌟Se hai fame di notizie, segui YourLifeUpdated su Google Newsclicca sulla stellina per inserirci nei preferiti!

VUOI AMAZON MUSIC UNLIMITED GRATIS? SCOPRI COME!

Vuoi ricevere ogni giorno i nostri articoli via email GRATIS? Scrivi la tua email qua sotto

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here